“Che si tenga il massimo della documentazione – che si facciano filmati – che si registrino i testimoni – perché, in qualche momento durante la storia, qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo” si tratta di una celebre frase pronunciata dal Supremo Comandante delle Forze Alleate Generale Dwight Eisenhower quando vide le vittime nei campi di concentramento. Sono passati ben 65 anni da quel fatidico 27 Gennaio 1945 quando le truppe sovietiche arrivarono alle porte di Auschwitz liberando i superstiti dai campi di concentramento. Le vittime indossavano degli abiti con dei triangoli colorati, attraverso i quali si capiva il motivo per il quale erano stati internati: gli ebrei indossavano un abito con due triangoli sovrapposti di colore giallo con la scritta Jude; il rosso per i dissidenti politici; il rosso con la lettera “S” per i repubblicani spagnoli; il viola per i Testimoni di Geova; il verde per i criminali; il marrone per gli zingari; il blu per gli immigrati; il rosa per gli omosessuali maschili e il nero per gli individui socialmente disturbati e per le lesbiche.
Vi sono documenti storici che descrivono in modo dettagliato i trattamenti particolari che spettavano alle donne durante l’olocausto: furono sottoposte a persecuzioni devastanti dal regime Nazional Socialista. A quel tempo essere donna era pericoloso, poiché si poteva essere arrestata o messa in prigione per quasi qualsiasi cosa. Le donne indipendenti venivano viste in modo negativo e, in alcuni casi, paragonate a lesbiche, anche se il pericolo non erano le omosessuali, ma le donne, il sesso delle donne e l’indipendenza delle donne. I mariti potevano denunciare le proprie consorti per futili motivi anche se non adempivano ai doveri di buona moglie tedesca. Il vero crimine era essere donna in una società misogina, essere omosessuale era un’aggravante, un qualcosa di più. Tantissime donne internate nei campi di concentramento formarono gruppi di mutua assistenza; di nascosto si scambiavano informazioni, cibo o vestiario. Alcune donne riuscirono a salvarsi, perché le SS le trasferirono nelle lavanderie, nei reparti destinati al rammendo degli abiti, nelle cucine o nei servizi di pulizia. Le donne ebbero anche un ruolo fondamentale durante le operazioni della Resistenza: nei movimenti giovanili socialisti, sionisti e comunisti. In Polonia, le donne erano impiegate come corrieri per portare informazioni nei ghetti; altre fuggirono nei boschi della Polonia orientale e dell’Unione Sovietica, dove si formarono unità partigiane.
Oggi, in qualche altra parte del mondo sotto regimi totalitari e dittatoriali, vi sono persone che stanno vivendo sulla loro pelle situazioni molto simili a ciò che è avvenuto ben settanta anni fa e il nostro compito è quello di ricordare e di diffondere ciò che è accaduto nel passato senza mai abbassare la guardia, perché solo attraverso la memoria rimane vivo il ricordo.
Sara Fresi – Responsabile Cittadina Donne Italia dei Valori
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