Informazioni personali

Civitavecchia, Roma
IL GIORNO 19 APRILE 2010 TUTTI GLI ESPONENTI E GLI ISCRITTI LASCIANO IN MASSA L'ITALIA DEI VALORI DANDO LE DIMISSIONI. IN MASSA SONO RIMASTI ALL'INTERNO DEL POLO CIVICO. PER CONTINUARE A SEGUIRCI VISITATE IL SEGUENTE LINK: http://polocivicocivitavecchia.blogspot.com

mercoledì 27 gennaio 2010

CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE INTENDA

Civitavecchia, 03 Febbraio 2010


Il giorno 30 Gennaio 2010, insieme ad altri amici dell’IDV – Civitavecchia, ho partecipato alla manifestazione “Vento di Legalità sul nostro territorio” organizzata dalla “Associazione A. Caponnetto”. Ho ascoltato con interesse gli interventi che si sono succeduti, altrettanto per l’On. De Magistris che ha dimostrato una grande disponibilità grazie la sua presenza a Civitavecchia, giungendo proprio da Bruxelles, perché è lì che si trova la sede del Parlamento Europeo. Preciso che, dell’IDV – Civitavecchia, ero l’unica giovane presente in quell’occasione. E già, perché quella era davvero un’occasione unica nel suo genere e, al contempo, speciale durante la quale erano riuniti personaggi di spessore come il Presidente Elvio Di Cesare della “Associazione Regionale di lotta contro le illegalità e le mafie Antonino Caponnetto”, il Procuratore di Tivoli Luigi De Fichy e l’Europarlamentare Luigi De Magistris per discutere di mafia e di illegalità. Invece ho assistito, insieme ai miei compagni, a due scene vergognose e a dir poco imbarazzanti: “Con quale coraggio si può ripetutamente interrompere una persona mentre parla e, intervenire burrascosamente, quando la stessa stava affrontando un argomento delicato dinnanzi ad una platea? E come si può sferrare un attacco all’IDV locale sputando veleno su progetti che, a prescindere dalla condivisibilità (ma che noi tutti dell’Italia dei Valori condividiamo), non aveva nulla a che vedere con la tematica affrontata in tale sede? Invece sono orgogliosa degli amici dell’IDV che, in quella circostanza, hanno difeso la bontà della manifestazione e che non sono caduti nel tranello della strumentalizzazione. In qualità di civitavecchiese, ancor prima di Responsabile Donne dell’Italia dei Valori locale, penso che grazie a quei soggetti, della sinistra locale, un biglietto da visita più orrendo di questo non si poteva lasciare ad illustri forestieri”.

Sara Fresi – Italia dei Valori Civitavecchia

martedì 26 gennaio 2010

LA MEMORIA VIVE NEL RICORDO

“Che si tenga il massimo della documentazione – che si facciano filmati – che si registrino i testimoni – perché, in qualche momento durante la storia, qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo” si tratta di una celebre frase pronunciata dal Supremo Comandante delle Forze Alleate Generale Dwight Eisenhower quando vide le vittime nei campi di concentramento. Sono passati ben 65 anni da quel fatidico 27 Gennaio 1945 quando le truppe sovietiche arrivarono alle porte di Auschwitz liberando i superstiti dai campi di concentramento. Le vittime indossavano degli abiti con dei triangoli colorati, attraverso i quali si capiva il motivo per il quale erano stati internati: gli ebrei indossavano un abito con due triangoli sovrapposti di colore giallo con la scritta Jude; il rosso per i dissidenti politici; il rosso con la lettera “S” per i repubblicani spagnoli; il viola per i Testimoni di Geova; il verde per i criminali; il marrone per gli zingari; il blu per gli immigrati; il rosa per gli omosessuali maschili e il nero per gli individui socialmente disturbati e per le lesbiche.
Vi sono documenti storici che descrivono in modo dettagliato i trattamenti particolari che spettavano alle donne durante l’olocausto: furono sottoposte a persecuzioni devastanti dal regime Nazional Socialista. A quel tempo essere donna era pericoloso, poiché si poteva essere arrestata o messa in prigione per quasi qualsiasi cosa. Le donne indipendenti venivano viste in modo negativo e, in alcuni casi, paragonate a lesbiche, anche se il pericolo non erano le omosessuali, ma le donne, il sesso delle donne e l’indipendenza delle donne. I mariti potevano denunciare le proprie consorti per futili motivi anche se non adempivano ai doveri di buona moglie tedesca. Il vero crimine era essere donna in una società misogina, essere omosessuale era un’aggravante, un qualcosa di più. Tantissime donne internate nei campi di concentramento formarono gruppi di mutua assistenza; di nascosto si scambiavano informazioni, cibo o vestiario. Alcune donne riuscirono a salvarsi, perché le SS le trasferirono nelle lavanderie, nei reparti destinati al rammendo degli abiti, nelle cucine o nei servizi di pulizia. Le donne ebbero anche un ruolo fondamentale durante le operazioni della Resistenza: nei movimenti giovanili socialisti, sionisti e comunisti. In Polonia, le donne erano impiegate come corrieri per portare informazioni nei ghetti; altre fuggirono nei boschi della Polonia orientale e dell’Unione Sovietica, dove si formarono unità partigiane.
Oggi, in qualche altra parte del mondo sotto regimi totalitari e dittatoriali, vi sono persone che stanno vivendo sulla loro pelle situazioni molto simili a ciò che è avvenuto ben settanta anni fa e il nostro compito è quello di ricordare e di diffondere ciò che è accaduto nel passato senza mai abbassare la guardia, perché solo attraverso la memoria rimane vivo il ricordo.

Sara Fresi – Responsabile Cittadina Donne Italia dei Valori

lunedì 25 gennaio 2010

UN PUNTO DELL'ECONOMIA: 10. I DANNI DEL PROCESSO BREVE.

Autore: Sandro Trento.



Il governo ha deciso di procedere all'approvazione di una legge che comporterà la cessazione di tutti i processi che siano durati più di due anni. Un processo estinto attraverso una legge di questo tipo non potrà più essere ripetuto. L'imputato che beneficierà dell'estinzione del processo si troverà in una situazione fortunata, risolvendo tutti i suoi problemi con la giustizia. Si tratta di un provvedimento molto grave, senza precedenti nella storia repubblicana: il governo, di fatto, utilizza il potere legislativo per contrastare il potere giudiziario, usando una legge parlamentare per impedire alla magistratura di andare avanti con i processi.

In Italia c'è un problema riguardante i tempi della giustizia. La durata media dei processi, per causa di lavoro, è pari a 700 giorni, mentre in Francia, sempre per una causa di lavoro, ci vogliono soltanto 350 giorni, nei Paesi bassi 265. Per un recupero crediti in Italia ci vogliono in media 1210 giorni, in Francia 331.

I tempi lunghi della giustizia sono un problema per tutti i cittadini e sono legati alla bassa produttività dei tribunali e all'eccessiva complicazione delle procedure. Ma questi tempi lunghi della giustizia danno vita ad una spirale viziosa: l'incertezza dei tempi con cui la giustizia giunge ad una decisione incentiva l'illegalità, e finiscono per aggravare ulteriormente il carico di lavoro dei tribunali.

E' importante e necessario affrontare il tema dei tempi della giustizia, ma questo provvedimento del governo non ha l'obiettivo di accelerare per tutti i cittadini i tempi della giustizia, ma di difendere gli interessi di una persona in particolare: Silvio Berlusconi, che risolverebbe gran parte dei suoi problemi giudiziari, mentre tutti i problemi dei tempi della giustizia rimangono, perché non si va ad incidere sulle procedure, non si migliora l'efficienza dei tribunali, non si assumono nuovi magistrati e non si realizzano investimenti informatici per consentire processi telematici.

Quello che succederà, con questo provvedimento, sarà che ogni giudice dovrà decidere se concentrare la propria azione giudiziaria e il proprio tempo solo su quei provvedimenti che possono essere chiusi nell'arco dei due anni, altrimenti avrà sprecato il suo tempo. La prima questione che sorge è quella dell'obbligatorietà dell'azione penale, che a questo punto andrà a “farsi friggere” perché i giudici dovranno decidere ogni volta se vale la pena avviare un provvedimento giudiziario o meno. Si creerà un forte incentivo da parte della parte accusata a ritardare le cause sperando di far decadere l'azione penale.

Di fatto, viene meno la certezza dell'azione penale, uno dei cardini dell'economia e del mercato. In tutte le situazioni nelle quali le imprese e i cittadini rischieranno di essere truffati, ingannati e di subire un torto, non potrebbero veder mai prevalere il loro punto di vista. Pensiamo al caso Parmalat e al caso Cirio, tutte azioni che hanno richiesto più di due anni da parte dei cittadini per far rispettare i propri diritti e che, una volta entrata in vigore questa legge, verranno meno. Pensate all'azione penale in corso per le scalate bancarie contro l'ex governatore della Banca d'Italia Fazio, anche in questo caso verrebbe meno perché sono passati più di due anni.
Questo è un provvedimento che rischia di ridurre l'attrattività dell'economia italiana per gli investitori stranieri, che ci vedranno come un Paese dove non c'è la certezza del diritto, e rischia di mettere a repentaglio i diritti dei piccoli risparmiatori, dei cittadini, che non potrebbero far rispettare le proprie posizioni.

Un provvedimento che non è nell'interesse del Paese, ma nell'interesse personale di una singola persona, un provvedimento molto grave al quale dobbiamo opporci.


IDV - CIVITAVECCHIA

venerdì 22 gennaio 2010

LETTERA APERTA DEL SEGRETARIO (IDV) ON.ALVARO BALLONI, IN RISPOSTA ALLE CRITICHE DEL DEPUTATO (PD).

Balloni Alvaro
Consigliere Provinciale IdV


Roma, 21 Gennaio 2010

Al Segretario Nazionale IdV
On. Antonio Di Pietro

p.c. Al Segretario Nazionale PD
On. Pierluigi Bersani
ROMA


OGGETTO: Risposta alla nota del deputato PD on. Pietro Tidei recante critiche alla politica dell'IdV civitavecchiese.


Caro Segretario,
come avrai compreso dal contenuto della nota emarginata, l’onorevole Pietro Tidei non riesce tuttora a digerire la nostra presenza all’interno di una giunta che, come quella di Civitavecchia, nasce e si qualifica come alleanza delle larghe intese. Tanto da non esitare a fornire argomenti ad un avversario politico suo e del suo partito - quale è da considerare in questa fase l’onorevole Casini - censurando con argomenti speciosi la partecipazione di Italia dei Valori a questa giunta cittadina e nel contempo a quella provinciale guidata da Nicola Zingaretti. Con il sottoscritto Alvaro Balloni nel ruolo di consigliere comunale a Civitavecchia e di consigliere provinciale a Roma.
Non basta al deputato della mia città che questa nostra collocazione politica sia pienamente condivisa e sancita nella sua oggettiva valenza dallo stesso Zingaretti, che opera evidentemente in un’ottica più matura e diametralmente opposta a quella di Tidei pur appartenendo allo stesso partito, il PD. Emerge, nell’occasione, tutta la differenza di stile, di atteggiamento e, se non dispiace al Nostro, di lungimiranza politica a tutto favore di Zingaretti, ci mancherebbe altro.
Debbo anche farti rilevare che ogni occasione è buona perché l’onorevole Tidei si risolva ad attaccare te e la stessa IdV. In città è diventato di moda l’atteggiamento ringhioso, astioso e fazioso di alcuni nostri intolleranti “amici”i, segno indubitabile, quest’ultimo, della crescita di prestigio del nostro movimento in conseguenza dei risultati che iniziamo a cogliere nell’attività amministrativa, e, in parallelo, delle difficoltà che va registrando la cosiddetta “politica” dell’onorevole Pietro Tidei.
Tidei, nella conduzione di questa stucchevole polemica, trascura scientemente di considerare le diversità di condizioni politiche che distinguono le scelte dell’UDC da quelle dell’IdV, come la dura polemica insorta fra le due formazioni politiche dimostra. Sottace, volutamente, anche la diversità temporale delle scelte da noi fatte a Civitavecchia rispetto a quelle effettuate per la Provincia di Roma. Nulla dice circa le specifiche condizioni sociali e ambientali di Civitavecchia, dimenticando o volendo far dimenticare, gli otto anni da lui passati alla guida della città come sindaco. La circostanza che il secondo mandato interrotto per candidarsi alla Camera dei deputati aprì le porte all’avvento di una giunta di centrodestra, a tre commissari prefettizi con tre legislature prematuramente interrotte, compresa la sua. L’ultima – di centrosinistra - durata appena sei mesi. E’ una fase storica in cui in una città segnata dalla sinistra sin dalla liberazione, il centrosinistra perde due elezioni su tre a favore della destra. In una delle tre competizioni i candidati sindaci del centrosinistra sono tre, mentre a Santa Marinella dove il Nostro diventa sindaco in una coalizione trasversale, nessun esponente del suo partito viene eletto nel consiglio comunale e, dopo diciotto mesi, viene sfiduciato dai suoi stessi consiglieri di sinistra unitamente a quelli di destra di maggioranza e dell’opposizione.
Quando avviammo la proposta delle larghe intese che portarono all’elezione dell’attuale maggioranza, interpellammo tutte le forze politiche, senza escluderne alcuna. Il PD volle tirarsi indietro.
La città era senza una guida politica ed amministrativa, lacerata dalle divisioni sulla riconversione a carbone della centrale Enel di Torre Valdaliga Nord. La disoccupazione imperversava, il sistema produttivo era letteralmente a pezzi, l’economia al collasso. I soliti gruppi di potere di destra e di sinistra dominavano sulla città in una sorta di compromissoria connivenza nelle logiche della spartizione del potere locale.
E non pecco certo di retorica se affermo che c’è stato chi, nella difficoltà, diventava sempre più ricco all’ombra della politica e delle sue coperture e chi annaspava in permanente difficoltà. Chi tracimava i confini locali e regionali – forte della ricchezza acquisita – per incrementare gli investimenti in Egitto e nelle isole del Mediterraneo e chi invece stava in una condizione di permanente disoccupazione. L’edilizia, le conseguenti rendite parassitarie, lo sfruttamento del territorio erano le principali roccheforti dei nuovi ricchi. Il potere pubblico locale ancorato al ruolo di sorveglianza e intercettazione di attività affaristiche a favore di pochi. Tidei non può fingere di ignorare queste cose.
In questo contesto la città ha deciso di premiare con un ampio consenso elettorale chi aveva sin lì dimostrato di sapere ben lavorare all’interno del network portuale come presidente dell’Authority e che anche tu hai avuto occasione di conoscere: Gianni Moscherini. Che noi non abbiamo sposato indipendentemente da tutto e da tutti; lo abbiamo sostenuto in quanto assumeva l’impegno ad attuare un autentico programma anticrisi e di risanamento della vita pubblica, un progetto di ricostruzione economica e di stabilità istituzionale.
Eravamo consapevoli del fatto che pur nell’appartenenza ideale al centrosinistra dovevamo corrispondere, con le nostre scelte, alle attese e alle speranze dei cittadini e della città, in nome di una nuova visione della politica che escludesse le ormai desuete pregiudiziali ideologiche degli antichi schieramenti. La risolutezza da noi dimostrata nell’occasione ha creato una rottura con il passato, con i gruppi di dominio tradizionali della città. Una rottura che si è dimostrata sin qui salutare.
In questo contesto IdV ha mostrato di sapere cogliere bene i frutti del proprio lavoro e delle proprie scelte, pervenendo a percentuali elettorali che in alcune consultazioni hanno superato l’8%. I suoi rappresentanti hanno mostrato duttilità e coerenza quando hanno scelto e sostenuto la candidatura di Nicola Zingaretti come presidente della Provincia di Roma. Giovane onesto e bravo con grandi capacità e prospettive politiche. Sono questi i giudizi che sino a questa fase della nostra esperienza locale e provinciale riteniamo di potere e dovere esprimere, con la consapevolezza che i giudizi sugli uomini e sulle istituzioni pubbliche non sono mai definitivi. Pronti a rivedere giudizi ed atteggiamenti quando occorrerà e se occorrerà a fronte della nostra consolidata autonomia, della nostra capacità di giudizio e del nostro prestigio.
Come si può evincere sono valori di libertà e di autonomia, che rinnoviamo anche nella immediata prospettiva alle regionali a sostegno di Emma Bonino – se sarà questa la nostra scelta definitiva - come presidente della Regione Lazio. Speriamo che Tidei non ce ne voglia anche per questo. Nel frattempo vorremmo tranquillizzarlo sulla nostra collocazione: staremo coerentemente dalla parte della città e dei cittadini.

Alvaro Balloni

IDV - CIVITAVECCHIA

mercoledì 20 gennaio 2010

UN PUNTO DELL'ECONOMIA: 09. LA RIDUZIONE DELLE TASSE.

AUTORE: Sandro Trento.



Nelle scorse settimane il governo Berlusconi si è lanciato nella sua tipica politica di promesse. Ha promesso che avrebbe ridotto le aliquote da 5 a 2, passando ad una situazione con una da 22% e una del 33%. Nell'arco di pochi giorni abbiamo scoperto che, come al solito, si trattava di una promessa, e quindi ha fatto marcia indietro.

Non è la prima volta. Ad ottobre il governo aveva preannunciato, nel corso del convegno nazionale del consiglio dell'artigianato, che avrebbe abbolito l'Irap, una tasse che le piccole imprese odiano molto. Anche quella fu una promessa.

E' dal 1994 che Berlusconi promette di ridurre le tasse, riempiendo le città italiane con grandi manifesti con scritto “Meno tasse per tutti”. In realtà, nel 2009 la pressione fiscale è arrivata al suo massimo storico, parliamo del 44% del PIL.

Apprendiamo continuamente che aumentano i balzelli e le tasse, proprio oggi scopriamo che il governo ha appena introdotto una nuova tassa sui personal computer, sui decoder, sulle pen drive e su tutti gli strumenti digitali che possono servire per registrare musica e video. Le tasse non stanno diminuendo, semmai stanno aumentando.

La domanda che possiamo porci è: è possibile immaginare di tagliare le tasse senza ridurre la spesa pubblica? Va ricordato che il governo Berlusconi è stato capace di far aumentare il debito pubblico italiano di dieci punti percentuali, nell'ultimo anno, passando dal 105% del PIL al 115% nel 2009.

I signori del governo lanciano promesse su ridurre le tasse senza spiegare come avrebbero voluto finanziare questa riduzione. Parliamo di una cifra complessiva dell'ordine di 20-25 miliardi di euro, una cifra enorme. La domanda vera è: come si potrebbe immaginare di fare una riforma del genere senza ridurre la spesa pubblica? Se non si facesse tramite una riduzione della spesa pubblica la situazione sarebbe quella di un ulteriore aumento, in via permanente, del debito pubblico, rischiando di portare il Paese verso la bancarotta finanziaria, cioè preannunciare uno scenario simile a quello dell'Argentina.

Forse in questo momento non è indispensabile immaginare una riforma delle aliquote nella direzione annunciata da Berlusconi. La vera emergenza è quella di accrescere il potere d'acquisto per le famiglie più povere. Gli interventi che sarebbero necessari in questo momento dovrebbero essere orientati a ridurre le tasse solo per le famiglie più povere.

La seconda emergenza, sulla quale abbiamo richiamato l'attenzione varie volte, è quella di consentire a tutti i lavoratori e i giovani senza lavoro di avere un indennità di disoccupazione adeguata, mettendo tutti su un piano di parità di fronte alla crisi in corso, una riforma degli ammortizzatori sociali.

Queste sono le priorità per l'Italia dei Valori. Il resto sono favole e promesse da parte di un governo che oramai ha una credibilità pari a zero.

IDV - CIVITAVECCHIA

martedì 19 gennaio 2010

...UN PUNTO PER LA CULTURA...

I MISTERI DELL’ANTICA GRECIA

Scoperte sconcertanti dalla lettura delle Sacre Scritture

Relazione integrale della conferenza tenuta dal Prof. Vincenzo Angelo Russo alla “Sarda Domus” di Civitavecchia.
Sono un docente di Lettere, nel corso degli anni ho composto liriche, saghe (storie leggendarie romanzate di un popolo, di una famiglia e di un gruppo sociale), saggi e racconti parabolici. A motivo della forma e del contenuto, assai diversi dei quattro generi testé citati, più di un lettore mi ha domandato:
- Si può sapere dove sei autentico? I tuoi scritti sembrerebbero usciti dalla penna di autori diversi”.
Ho risposto:
- Spero di esserlo stato in tutto quello che ho espresso. Rifletti: come in una casa non povera, di norma ci sono più stanze ed in un palazzo più appartamenti, così la personalità umana è unica e indivisibile, ma possiede molteplici risvolti, per cui un uomo può essere sincero ed autentico anche nelle contraddizioni. Questa sera, però, mi presento a voi per esporvi i risultati di alcune mie ricerche, condotte attraverso studi comparati tra le Sacre Scritture e la Mitologia greca. Può anche darsi che, quanto sto per riferirvi, altri lo abbiano già scoperto e detto. Non mi è dato, con certezza, saperlo perché non posso aver preso in visione tutti i libri della terra. Preciso però che, se due o più persone dovessero fare le stesse scoperte attraverso meditazioni e percorsi diversi, difficilmente le riproporrebbero nello stesso modo, ma ognuno di loro le inquadrerebbe dalla propria ottica, dando un contributo personale di originalità ad una visione delle medesime più profonda e completa. Nella risoluzione di un problema di matematica è probabile imboccare i medesimi procedimenti, lo è assai meno negli altri campi del pensiero. Aggiungerò, a maggior conferma di quanto ho detto, che, se più persone dovessero intraprendere lo stesso viaggio ed ognuno di loro ne scrivesse la cronaca, descriverebbero in modo diverso non solo l’arrivo ma anche le tappe del percorso e dissimili sarebbero le loro riflessioni. Premesso questo, mi accingo ad esporre quanto da me rilevato riguardo alle analogie sconcertanti tra le figure di Eracle (Ercole), Zeus (Giove) e Prometeo con quella del Redentore. Non si tratta dei soliti e a volte vaghi accostamenti di alcuni miti antichi con determinati principi basilari del Cristianesimo. Mi riferisco a quelli tra la Trimurti della religione brahmanica con la Trinità Evangelica, della dea egizia Iside fecondata dallo sguardo del dio Osiride, con la maternità vergine di Maria, del dio Mitra, creatore della luce e trionfante sulle tenebre e la morte, con Cristo che risorge vittorioso dal sepolcro. Le assonanze mi si delineavano con parallelismi ed entravano a far parte di un sistema organico, mediante accostamenti straordinari con alcuni episodi della vicenda umana di Cristo, dal Suo concepimento alla Sua apoteosi in cielo alla destra del Padre.
Mi limito ad esporre solo alcune delle analogie rilevate:
1. Eracle (Ercole), nato da Zeus (Giove) e da Alcmena e Cristo, figlio di Dio, concepito dallo Spirito Santo e da Maria, hanno entrambi Dio per padre, una donna per madre ed un padre putativo: di Eracle è Anfitrione, che, dopo la nascita, lo affilierà, e di Cristo è San Giuseppe. -
Un ascoltatore dalla terza fila mi interrompe e chiede:
- Sarebbe così cortese di darmi spiegazioni sulla figura di Alcmena, che ha citato poc’anzi?
Gli rispondo:
- Secondo il mito, era una donna profondamente innamorata del marito Anfitrione, molto bella, virtuosa ed ancora vergine, in quanto lo sposo aveva fatto voto di non avere rapporti coniugali con lei se non dopo il suo ritorno dalla guerra. Ella gli sarebbe stata fedele anche se il Sommo di tutti gli dei l’avesse richiesta. Sennonché Zeus, invaghitosi di tale bellezza e desiderando possederla, ricorse allo stratagemma di assumere le sembianze del consorte assente, perciò, convinta di giacere con il proprio sposo, concepì Eracle.
Proseguiamo:
2. Scoperte le gravidanze delle rispettive spose, Anfitrione e San Giuseppe ebbero un comportamento sotto certi aspetti simile. E’ vero che Anfitrione fu talmente drastico da voler bruciare viva Alcmena, mentre San Giuseppe, mite e rispettoso della legge, voleva ripudiare segretamente Maria per non farla lapidare come adultera; però entrambi mutarono parere ed accettarono le rispettive donne, nel momento in cui eventi soprannaturali rivelarono loro che le due gravidanze erano di origine divina. Il primo fu la pioggia miracolosa, che spense la pira dove era stata posta Alcmena; il secondo fu l’angelo che disse in sogno a San Giuseppe: - “…Non temere di prendere con te Maria …perché quello che ha in grembo è opera dello Spirito Santo…”Mt 1,20
3. Eracle nacque con il compito gravoso di liberare il mondo dai mostri tramite le dodici fatiche; il Verbo Divino in Cristo si fece carne, per redimere l’umanità dai peccati mediante la Sua opera e i Suoi insegnamenti diffusi tra i popoli tramite i dodici apostoli.
4. Eracle, ancora in culla, scampò dal pericolo del morso dei serpenti velenosi a lui inviati dalla gelosa Era (moglie di Zeus); Cristo, ancora in fasce, scampò dai sicari inviati a Lui dal geloso Erode (Strage degli innocenti).
Chiarisco:
- Si potrebbe obiettare che gli episodi messi a confronto non siano identici.
Si noti che la presente ricerca non procede per raffronti combacianti, ma per analogie. Nel dire, ad esempio, che Francesco e Giovanni hanno due fratelli, il paragone verte sulla parità del numero; se poi quelli dell’uno siano alti e grassi e quelli dell’altro magri e bassi è un discorso che esula dal tema in questione.
Andiamo avanti:
5. Alcuni secoli prima di Cristo, il poeta tragico Euripide, nell’opera teatrale “Alcesti”, racconta che Eracle, durante un viaggio, si era recato alla reggia dell’amico Admeto re di Fere, lo trovò in lutto per la morte della regina Alcesti che, per amore di lui, aveva sacrificato la vita. Admeto, per non turbare la gaia esuberanza dell’ospite, considerato sacro, ordinò a tutta la corte il silenzio. Nonostante questo, Eracle intuì ugualmente l’atmosfera tragica che regnava in casa. Venuto a sapere la verità da un servo che, vinto dal dolore, aveva infranto il segreto, sdegnato contro la morte e commosso per il lutto del re, si precipitò verso la tomba della defunta regina. Ivi trovò Thanatos il mostruoso demone della morte, pronto a ghermirla e a portarla nell’oltretomba. Con un’impresa degna del figlio diletto di Zeus, ingaggiò un’aspra lotta, lo sconfisse, gli strappò Alcesti e la restituì viva all’amore del consorte.
Cristo si recò nel villaggio di Bethania, dalla famiglia dell’amico Lazzaro, dove trovò le sorelle Marta e Maria sconvolte dal dolore per la morte del fratello. Similmente ad Eracle fremette di sdegno, si commosse, andò presso il sepolcro, sconfisse la morte, riportò in vita l’amico e lo ridonò all’affetto dei suoi cari.
6. Eracle giunse presso le porte degli inferi, nel mitico giardino delle Esperidi, dove risiedevano le ninfe della notte e il sole, dopo il tramonto, dormiva rigenerando le sue forze in una coppa d’oro. Lì vinse la battaglia contro il serpente Ladone, che, nel mezzo del giardino stava avvinto ai rami di un grande albero dalle mele d’oro.
Cristo, con la Sua venuta, trionfò sul demonio, che, nel giardino dell’Eden, sotto le spoglie di un serpente, era avvolto all’albero del pomo proibito mediante il quale fece entrare il peccato nella stirpe dell’uomo.
Che il serpente Ladone simboleggi il demonio, lo si deduce dalla sua immortalità. Infatti, Apollonio Rodio, poeta epico greco, vissuto nel III sec. a.C., nelle sue Argonautiche attinte da miti molto antichi, racconta che gli Argonauti, giunti nel Giardino delle Esperidi, trovarono il serpente Ladone trafitto dalle frecce di Eracle. Tuttavia, nonostante lo stesso Apollonio lo giudicasse morto, continuava sempre a muovere la coda, rivelando così la sua natura immortale.
7. Eracle vinse la battaglia contro l’Idra, il cui alito pestifero rendeva sterili le terre di tutto il circondario. Il mostro infernale, dotato di molte teste, sguazzava nelle putride acque della palude Lerna ed emergendo all’improvviso da esse divorava le greggi e i viandanti.
Cristo trionfò sulla potenza diabolica di Satana che si manifesta nella molteplicità delle colpe umane, simboleggiata forse dalle tante teste dell’Idra, con le quali cerca di condurre il mondo alla rovina.
8. Poiché dal collo di ognuno dei capi mozzati all’Idra spuntavano altri due, Eracle si fece portare alcuni tizzoni dal nipote Ioalo, con cui bruciò le recisioni inferte al mostro, impedendo così alle teste di rigenerarsi. Si può affermare: la sua vittoria sulla bestia infernale fu ottenuta mediante il fuoco, in quanto splende, riscalda, brucia purifica e può rappresentare, per successione i tre mezzi donati all’uomo da Dio attraverso lo Spirito Santo mediante Cristo, per sconfiggere il peccato: la Divina Grazia Illuminante (splende), il calore amoroso della Carità (riscalda), la Penitenza (brucia e purifica).
9. Poiché l’eroe non poteva uccidere l’ultima testa del mostro, quella che rigenerava tutte le altre, essendo immortale, la sotterrò sotto un enorme macigno. Nell’Apocalisse di S. Giovanni, l’ultimo dei libri sacri, l’angelo di Dio, per ordine dell’Altissimo, gettò Satana, il grande dragone padre di tutti i mali, nell’abisso e sopra pose il sigillo.
10. Eracle scese nell’oltretomba, dove trovò due amici in catene: il giusto Teseo ed il reo Piritoo. Liberò Teseo portandolo via con sé, ma quando si accinse ad infrangere i vincoli del colpevole Piritoo, tutti gli inferi e il dio dei morti gli si ribellarono contro e non glielo permisero
Cristo, dopo il trapasso, scardinò le porte degli inferi, portò con Sé in Paradiso i giusti e i patriarchi, che lo attendevano, ma non la canea dei reprobi.
Un altro ascoltatore mi interrompe e chiede: “Perché ha definito giusto Teseo, reo di aver abbandonato Arianna nell’isola di Nasso, quando lei tramite il dono del gomitolo lo aveva aiutato ad uscire dal Labirinto, dove il suddetto aveva ucciso il Minotauro?”
Rispondo: “ L’ho definito tale perché espiò la sua colpa con il dolore provato al ritorno in patria per il suicidio del padre Egeo. Il quale, convinto che il figlio fosse stato ucciso dal Minotauro, si gettò dall’alto di una rupe nel sottostante mare, a cui, in ricordo dell’episodio tragico, fu dato il nome “Egeo”. Egli, inoltre, si redense dal medesimo misfatto con l’amministrare con equità e saggezza la città di Atene. Qualcuno potrebbe accusarlo di aver gravemente offeso il dio dei morti, per essere sceso con l’amico Piritoo negli inferi con intento di rapire Persefone sposa del dio. Ma, secondo il mito, egli, dopo aver cercato invano di dissuadere l’amico dall’impresa sacrilega, travolto da un forte sentimento di amore fraterno, lo accompagnò con il solo fine di proteggerlo dai pericoli dell’oltre tomba.
Proseguo:
11 Mentre Eracle e la sposa Deianira si accingevano ad attraversare il fiume Eveno, si accostò loro un essere metà uomo e metà cavallo, il centauro Nesso, che si offrì di traghettare la donna sull’altra sponda. Nel momento in cui gli salì in groppa, egli si diede alla fuga preso da un travolgente desiderio di concupirla. Eracle, udite le grida della sposa, scoccò contro l’infido traghettatore una freccia intrisa con la bile ed il sangue velenoso dell’Idra (il già nominato mostro infernale con le sue numerose teste che potrebbero simboleggiare la molteplicità delle colpe umane). Il Centauro prima di morire trovò modo di vendicarsi sussurrando con ipocrita dolcezza a Deianira: “Raccogli, in questa piccola urna, il sangue che sgorga dalla mia ferita e, se un giorno Eracle dovesse invaghirsi di un’altra donna, mandagli un indumento intriso con esso ed egli, dopo averlo indossato, tornerà da te e ti amerà per sempre”. Qualche tempo dopo Eracle si invaghì di Iole, la figlia di Eurito re dell’Acalia.. Allora, come racconta il sommo poeta greco Sofocle, vissuto nel V sec. a C. nell’opera le “Trachinie”, Deianira, per riconquistarlo, gli inviò un peplo imbevuto con il sangue del centauro, reso velenoso dalla bile e dal sangue dell’Idra. L’indumento giunse ad Eracle che lo indossò nella notte stessa in cui edificò un nuovo tempio al padre e offerse a lui un sacrificio di adorazione. Non appena sorse il sole, i veleni del mostro fecero il loro devastante effetto, gli penetrarono nei polmoni e gli soffocarono il respiro. Il peplo si era trasformato in un sudario di fuoco che gli aderiva come una seconda pelle e lembi di carne gli si staccarono durante i vani tentativi di strapparselo di dosso. Allora l’eroe si fece trasportare dagli amici sul monte Eta, dove ordinò loro di ammassare un catasta di legna sulla quale salì e supplicò i presenti di incendiarla. Nessuno gli ubbidì, tranne l’amico Filotete o secondo altri miti il di lui padre. Eracle morì straziato sul rogo, ma, poco prima che le fiamme lo lambissero, venne rapito dalla dea Atena e trasportato in cielo, ove sedette alla destra di Zeus con la sua natura umana e divina.
Si noti la sequenza delle analogie tra la vicenda mitologica narrata e quella evangelica:

12. nella stessa notte in cui Eracle edificò un nuovo tempio a Zeus e offerse a lui un sacrificio, la morte gli giunse con il dono funesto inviato a lui da Deianira, la donna che gli era stata cara ed aveva dato ascolto alle parole ingannatrici del Centauro Nesso. Nella notte dell’ultima Cena, nell’atto in cui Cristo divise il pane con i suoi discepoli ed edificò la Nuova Chiesa, compiendo il sacrificio dell’Eucarestia, la morte Gli giunse con il bacio ipocrita di Giuda, uno dei dodici che aveva dato ascolto a Satana.
Eracle morì, tra atroci sofferenze sopra il rogo, con sulle spalle il peplo avvelenato dal sangue e dalla bile dell’Idra (1) (il mostro dalle numerose teste che forse simboleggiano tutte le colpe degli uomini). Cristo spirò, straziato sulla Croce, per aver preso su di Sé tutti i peccati del mondo.
13. Secondo uno degli antichi miti, Deianira; accortasi di aver provocato la morte di Eracle, per il dolore ed il rimorso s’impiccò. (vedi dizionario mitologico Ed. UTET voce Deianira), Giuda (come testimonia il Vangelo Mt. 27,5), dopo aver causato la morte di Cristo, per motivi analoghi, nello stesso modo si tolse la vita.
14. Eracle, dall’alto del rogo, prima di morire, affidò Iole, la donna che gli era tanto cara, al figlio prediletto Illo. Cristo dall’alto della Croce “. . .Vedendo la Madre, e accanto a lei il discepolo che Egli amava.., disse: “Donna ecco tuo figlio”. Poi rivolto al discepolo: “Ecco tua madre...”. (Gv 19,26-27) e gridò: “Dio mio!”, in aramaico “Eloi!”,( Mc.15,24) corrispondente al nome “Iole” letto al contrario. Si potrebbe dedurre dalla lettura del mito che la citata donna, fosse presente con agli amici durante l’agonia dell’eroe.
15. Eracle, dopo la morte, salì alla destra di Zeus con la sua natura umana e divina; Cristo, dopo il trapasso e la Resurrezione, ascese alla destra del Padre in qualità di Uomo-Dio, che è unione ipostatica delle due nature ugualmente distinte, ma non separate.
16. Gli amici di Eracle cercarono le sue ossa tra le ceneri del rogo, ma trovarono solo l’armatura, in quanto glorificato e asceso alla destra di Zeus. I discepoli di Cristo cercarono il Suo corpo nel Sepolcro, ma trovano solo il sudario, in quanto risorto e trasfigurato alla destra del Padre.
17. Anticamente, nella città di Tebe veniva mostrata ai forestieri la tomba vuota di Alcmena, madre di Eracle, perché secondo il mito, al termine della sua esistenza terrena era stata trasportata con le spoglie mortali nell’isola delle Beatitudini. A Gerusalemme viene indicata ai pellegrini la tomba di Maria, anch’essa vuota, perché, secondo la tradizione confermata dal Dogma dell’Assunta (Proclamato da Papa Pio XII il 1° novembre 1950), dopo il trapasso (Dormitio), è ascesa con tutto il corpo in Paradiso.
18. Anche tra il titano Prometeo e il Redentore non mancano analogie:
Secondo il mito, i Titani erano giganti che avevano cercato di scalare l’Olimpo. Per tale motivo furono colpiti dalla folgore di Zeus e sprofondati nell’abisso tenebroso del Tartaro. Si noti la notevole somiglianza del detto episodio con la cacciata dall’alto dei cieli degli angeli ribelli che, messi alla prova da Dio, peccarono di superbia e furono precipitati nelle tenebre dell’Inferno, “…dove c’è pianto e stridore di denti…” Mt 22,13.
Prometeo, dissociatosi dai suoi simili, dopo aver proclamato la sua fedeltà a Zeus, creò l’uomo con il fango e permise che la dea della Sapienza Atena gli alitasse il soffio di sapienza e di vita. La sua creatura ricevette inoltre, come massimo dei doni, il fuoco degli dei che, in seguito ad un colpa, gli fu tolto. Prometeo, spinto da un immenso sentimento d’amore verso l’essere che egli stesso aveva creato, rubò il fuoco e glielo restituì, per cui venne fatto incatenare da Zeus sui monti del Caucaso, dove tutti i giorni piombava un’aquila che gli squarciava il fianco e gli divorava il fegato. Per rendere più atroce la sua agonia il sommo dio faceva in modo che l’organo oggetto del supplizio si rigenerasse continuamente. Tale martirio venne interrotto da Eracle, che uccisa l’aquila e spezzate le catene, liberò Prometeo.
Da questa vicenda emergono le seguenti analogie:
a) Prometeo, come già detto, dopo aver creato l’uomo con il fango, per mezzo della dea Atena, gli soffiò un alito di sapienza e di vita.
Il Verbo, prima di incarnarsi in Cristo, creò l’uomo con l’acqua e la polvere e, per farlo a Sua immagine e somiglianza, tramite lo “Spirito Santo”, alitò in lui l’anima.
b) Prometeo, per avere reso al figlio il perduto fuoco degli dei, fu incatenato sulla roccia. Cristo, per aver concesso all’uomo il perduto dono della Grazia, venne inchiodato sulla Croce.
c) Prometeo ebbe il fianco squarciato dall’aquila di Zeus, Cristo ebbe il costato trafitto dalla lancia di un soldato romano, che aveva per insegna militare l’aquila.
In sintesi, se le figure di Eracle e Prometeo sono entrambi simboliche anticipazioni del Redentore, nel mito di Eracle, che spezza le catene di Prometeo e lo libera, può intravedersi Cristo che infrange le catene della morte e resuscita Se Stesso.
Non riporto le suddette analogie per sostenere una dipendenza del cristianesimo dai culti precedenti, ma per dare credito alla certezza di fede che lo Spirito Santo soffia sulle varie religioni, in tempi e luoghi diversi, concedendo, ad ognuna di esse, spazi per riscontri ecumenici. Non solo mediante le Sacre Scritture ma, pure attraverso il mito, il Salvatore ha forse voluto preannunciare la Sua venuta tra gli uomini e anche rispondere ad alcune aspirazioni dei pagani.
Visto che ho nominato le parole di “riscontri ecumenici” credo opportuno di mettere bene in evidenza la diversità tra sincretismo e ecumenismo:
- Se mi professassi di religione cattolica e poi sostenessi di credere nella reincarnazione, farei uno squallido sincretismo in quanto chi appartiene alla religione universale deve credere nella resurrezione e non nella reincarnazione. Se prendessi in esame il principio della sacralità dell’ospite, troverei in esso un punto d’incontro ecumenico. Il Concilio Vaticano II indica nell’ecumenismo la strada per superare le differenze tra le varie confessioni cristiane per poi riproporre, in un clima di fraternità, i valori condivisi. Tale tendenza si è estesa dalla Chiesa post conciliare ad altre religioni presenti nel mondo.
Ritornando alla mitologia greca, dietro Zeus si cela la divinità inconoscibile del Fato, (vedi Iliade) che si rivela in questa trilogia:

1. Zeus si piega alla volontà del Fato;
2. legge nei suoi misteri;
3. comunica la volontà del Fato agli uomini attraverso gli oracoli Dodona ed Ammone ed è chiamato il dio dei vaticini (in lingua latina Soter, che significa salvatore del popolo).
Così pure nella religione cristiana, dietro il Figlio si cela la divinità inconoscibile del Padre, che si rivela in una analoga trilogia:
1. accetta la di Lui volontà: “...Padre, se vuoi, allontana da me questo calice; però non la mia volontà sia fatta, ma la tua...” Lc. 20,42,
2. legge nei Suoi misteri: “...nessuno conosce il Padre se non il Figlio.. .Mt. 11,27...”,
3. comunica il volere di Lui agli uomini: “. . .tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi...” Gv. 15,15. ed è chiamato il “Salvatore”.
Se fra il mito di Eracle e la vicenda umana di Cristo esistono analogie, si può ipotizzare che, come Deianira provocò la morte di Eracle, perché l’eroe le aveva preferito Iole, così Giuda potrebbe aver tradito Cristo perché il Salvatore aveva dato il primato non a lui ma a Pietro. «Come mai un tal malanimo non albergò negli altri Apostoli?». Si potrebbe rispondere: “Se un individuo segue una Guida Luminosa, mosso esclusivamente dalle sue ambizioni, è probabile che, nel vedere un altro gratificato più di lui, il suo animo s’accenda di invidia. Qualora vada dietro quella Luce sospinto dall’amore, come fecero gli apostoli, non può che compiacersi se un altro riceve più di lui perché lo ama. Credo, pertanto, al gretto movente dell’invidia e dell’avarizia e non a quello di chi vede un Giuda ardente e zelota deluso perché Cristo non si sarebbe messo alla testa di una rivolta contro i Romani. Bisogna ammettere che una tesi di questo genere non è palese in nessuno degli scritti accettati dalla chiesa romana. Parimenti respingo l’insinuazione fantareligiosa di un Cristo che non sarebbe morto sulla croce, ma, guarito dalle cure degli apostoli, si sarebbe addirittura sposato con la Maddalena etc etc.. (Vedi Codice da Vinci). Trovo che essa sia una delirante montatura partorita da una mente squallida e perversa a scopi prettamente editoriali.
Mentre mi accingo alla conclusione, un’altra ascoltatrice mi pone tale domanda:
- Pensa che un teologo sia d’accordo su quanto ha esposto nel presente incontro?
Rispondo:
- Vorrei tanto sbagliarmi, però buon senso ed esperienza mi portano a credere che, seppure nel corso delle mie ricerche fossi stato capace di mettere in luce le verità più incontestabili e lampanti, probabilmente troverei sempre qualcuno che me le confuterebbe.. Invaderei un ambito che ritiene soltanto suo e “a nessun gallo piace vedere il proprio simile razzolare tra le sue galline”. Potrebbe anche avverarsi l’ipotesi che, dopo averle snobbate, le utilizzi con qualche ritocco a proprio vantaggio. Il mondo è pieno di “prime donne”, non solo di sesso femminile, ognuna delle quali vive nel continuo timore che le luci della ribalta le possano essere usurpate . Qualcuno potrebbe trovare i miei parallelismi troppo arditi, ma, se mi si rivelano in tale forma, perché ignorarli?

1. nota — Idra, i cui veleni bruciano le carni di Eracle, letta al contrario dà il verbo: ardi”.

Vincenzo Angelo Russo
e-mail sandro.bellovino@fastwebnet.it



NOTE BIOGRAFICHE

Vincenzo Angelo Russo, nato a Tolfa, risiede a Civitavecchia, dove vive e lavora. E' docente ordinario di Lettere nelle scuole superiori statali.
Dirige la Tributaria, Bollettino mensile di legislazione, giurisprudenza e informazione in materia tributaria e affine. Collabora a giornali e riviste e partecipa a trasmissioni radiotelevisive.
Oltre al presente lavoro, ha portato alle stampe, nel 1976 con lo pseudonimo di Natale Ruina, un prezioso volume dal titolo: «La luce del cuore», successivamente rielaborato e ripubblicato col vero nome dell'autore e col titolo «L'etica dell'amore» I premio assoluto "Martin Luther King" ed. 1979.
Nel 1986 e nel 1991, è di lui uscita, in due successive edizioni la raccolta di liriche «Verso la valle del sole» e nel 1989 l'opera narrativa «Ricordi all'ombra della Rocca» "Premio Campidoglio AIS" il primo libro di una trilogia, che si completerà con due successivi volumi di narrativa ambientale e d'epoca e nel 1995 un nuovo libro di liriche dal titolo “Sentieri Controluce” che riconferma le sue doti di artista ricercatore di atmosfere poetiche intense e suggestive. La realtà umana vi appare immersa nel mistero, sullo sfondo d'un cristianesimo vivo, anche se non palesemente espresso.

G. A. RIZZA


Ringrazio vivamente il congiunto e amico fraterno Sandro Bellovino per i preziosi consigli, di cui mi sono spesso avvalso, nella revisione del presente lavoro.

Vincenzo Angelo Russo

sabato 16 gennaio 2010

L’AGENTE DELLA CIA A.D.P.

Era abbastanza scontato che in tempo di elezioni, qualcuno si dovesse inventare una storia affascinante, lasciando ampio spazio all’immaginazione popolare di dargli condimenti più appetitosi. Il dossier che si dice stia girando sul presunto agente della CIA A.D.P., Presidente dell’IDV, se da una parte ci indigna per la palese falsità, dall’altra ci dà la sensazione dell’importante ruolo che l’Italia dei Valori sta assumendo nella vita politica italiana e che la sicurezza di qualche potente, sul prossimo risultato elettorale, stia venendo meno e quindi rivanghi vecchie storie per portare dalla sua una parte di elettorato che sente gli stia sfuggendo di mano a causa di note vicende, molto più attuali, che al momento del voto sicuramente verranno ricordate.
Si cerca di screditare la figura di Antonio Di Pietro che in un periodo difficilissimo della vita politica italiana, si vide chiamato a svolgere il suo ruolo di Magistrato, e lo fece con serietà e abnegazione, che in quella fase il Paese e tutta la Magistratura gli chiese. Oggi alla guida dell’Italia dei Valori ha conservato le stesse qualità che hanno fatto ascendere questo partito all’attuale 8%. Non stia tranquillo chi confida in questi mezzucci; abbiamo intenzione di andare oltre questa percentuale fidando nei sani principi di legalità di cui questo Paese ha veramente bisogno, nella salvaguardia della dignità della persona e sempre accanto a operai e imprenditori che nella crisi economica restano fino all’ultimo a difendere il loro lavoro con grande dignità e rispetto delle leggi rifuggendo dal portare attività e capitali all’estero come altri hanno fatto, capitali ora fatti rientrare con la benedizione e il perdono dell’attuale maggioranza di Governo.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO ITALIA DEI VALORI - CIVITAVECCHIA

NOMINA DEI DELEGATI AL CONGRESSO NAZIONALE 5-6-7 FEBBRAIO 2010

Il giorno 16 gennaio 2010, a Roma, nella sala convegni dell’Hotel Summit in via della Stazione Aurelia n° 99, si è svolta l’Assemblea Provinciale degli iscritti dell’Italia dei Valori a cui hanno partecipato il segretario romano e relatore Roberto Soldà, il Sen. Stefano Pedica, l’Assessore Provinciale Ezio Paluzzi, l’On. Salvatore Doddi, il Consigliere Regionale Giovanni Colagrossi, il Consigliere Regionale Claudio Bucci, il Consigliere Provinciale Sabatino Leonetti, il Consigliere Provinciale Alvaro Balloni e tanti altri iscritti.
Gli argomenti su cui è ruotata l’assemblea sono stati: impegno dei candidati alle prossime regionali a lavorare con la massima serietà e dignità sul territorio, grande apprezzamento e sostegno della candidatura di Emma Bonino in qualità di Presidente della Regione Lazio e infine è stata presentata la rosa dei delegati che prenderanno parte al Congresso Nazionale dell’Italia dei Valori che si terrà nei tre giorni di 5 – 6 – 7 Febbraio 2010, durante i quali verrà effettuata la votazione per eleggere il Presidente del Partito, la Coordinatrice Nazionale delle Donne ed il Coordinatore Nazionale dei Giovani.
Della sezione IDV – Civitavecchia sono stati nominati dieci delegati: Alvaro Balloni, Mauro Campidonico, Renato Maiorana, Giuseppe Fresi, Andrea Passerini, Sara Fresi, Simona D’Innocenzo, Franco Barlafante, Giuseppe Magro e Anna Battaglini.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO IDV - CIVITAVECCHIA

venerdì 15 gennaio 2010

PULIZIA DEL SOTTOPASSAGGIO FERROVIARO

In considerazione delle numerose segnalazioni pervenute dai cittadini, attraverso le quali sottolineavano lo stato di degrado del sottopassaggio ferroviario, l’Assessorato alle Manutenzioni ha incaricato la ditta Tecnopul per effettuare le pulizie del sottopasso. Quest’ultima ha già iniziato una prima pulizia straordinaria ma, a breve, effettuerà la pulizia periodica dando così lustro ad un’opera neonata: il rifacimento del sottopassaggio ferroviario che, attualmente, è sotto gli occhi di cittadini, pendolari e turisti.

POLO CIVICO - IDV CIVITAVECCHIA

LAVORI IN CORSO – ASSESSORATO ALLE MANUTENZIONI

L’Assessore alle Manutenzioni Mauro Campidonico comunica alla cittadinanza che è in corso la seconda fase di riqualificazione del Centro Storico riguardante, più in particolare, il rifacimento della pavimentazione stradale in blocchetti di porfido e relativi marciapiedi realizzati a raso con elementi in pietra lavica. Tali lavori seguono il rifacimento dei marciapiedi già completati in Piazza V. Emanuele. Le attività operative stanno interessando attualmente Via Doria e Piazza del Conservatorio. Inoltre non appena le condizioni atmosferiche lo consentiranno si procederà al totale rifacimento stradale di Via dell’Immacolata e di Via Garigliano, sulla quale è inoltre previsto il rifacimento del marciapiede.

Si rammenta inoltre che sono in corso i lavori di manutenzione straordinaria di strade e marciapiedi della I e II Circoscrizione e nel breve inizieranno quelli relativi alla III e IV Circoscrizione. Sono altresì in avvio i lavori di riqualificazione delle partite carrabili di Viale Guido Baccelli, ai quali seguiranno entro termini ristretti quelli relativi alla realizzazione delle rotatorie incroci: V.le Baccelli – V. Bencegatti; V.le Baccelli – V.le Togliatti; L.go Monsignor D’Ardia. In ultimo sono in fase di ripresa le lavorazioni riguardanti la ristrutturazione di Lungomare Thaon De Revel. Risultano in fase di ultimazione i lavori di rifacimento del sedime stradale e dei marciapiedi di Via Stendhal.

POLO CIVICO - IDV CIVITAVECCHIA

SEGNALAZIONI PUBBLICA ILLUMINAZIONE

In considerazione delle segnalazioni portate alla luce dai cittadini, attraverso gli organi di stampa, inerenti la mancata illuminazione di alcune vie, l’Assessorato alle Manutenzioni invita gli abitanti a rivolgersi al seguente Numero Verde: 800/901050. Sarete messi in comunicazione con un operatore pronto a segnalare le problematiche alla Società Enel Sole, gestore del servizio della pubblica illuminazione comunale.

POLO CIVICO - IDV CIVITAVECCHIA

lunedì 11 gennaio 2010

UN PUNTO DELL'ECONOMIA: 8. IL PUNTO SUL 2009.

AUTORE: Sandro Trento.



Il 2009 è stato per l'economia italiana, e non solo, l'anno peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. Il Prodotto interno lordo è diminuito del 5%, a novembre il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,3%, il dato più alto da aprile 2004. Il tasso di occupazione e' sceso al 57% e il numero di persone senza lavoro ha superato la quota dei due milioni, per la prima volta dal 2004. In un anno la disoccupazione e' cresciuta del 18%, si tratta di 313 mila persone in più senza lavoro rispetto all'anno precedente. La cassa integrazione guadagni è quadruplicata nel 2009, un anno orribile per l'economia italiana.

La cosa più preoccupante è che questo anno terribile, legato alla crisi internazionale, si inserisce in realtà in un andamento molto preoccupante che l'economia italiana sperimenta da tanti anni. L'Italia si sta impoverendo rispetto agli altri Paesi, se poniamo pari a 100 il Prodotto interno lordo pro capite medio dell'Unione europea, a 27 paesi, scopriamo che nel 2001 il Pil pro capite italiano era 100,17, cioè eravamo più ricchi rispetto alla media. Nel 2006 eravamo scesi al 100,3 e nel 2008 siamo scesi al 99,5, ossia siamo più poveri rispetto alla media dei Paesi europei. Nel 2009 il Pil pro capite italiano è sceso ulteriormente al 98,8.

Stiamo diventando progressivamente più poveri rispetto al resto dell'Europa. Varie ricerche dimostrano che da oltre 20 anni siamo uno dei paesi avanzati dove più forti sono le diseguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza, e siamo uno dei paesi nel quale è maggiormente presente la povertà. Questa diseguaglianza crescente dell'Italia tende a persistere da una generazione all'altra, facendo in modo che il destino dei figli sia in gran parte dipendente dal destino dei genitori. In altre parole, si è fermato il meccanismo della mobilità sociale: i poveri tendono a restare poveri e i ricchi tendono a restare ricchi, e la distanza tra i due è sempre più marcata.

A fronte di una crisi cosi grande come quella del 2009, la peggiore del dopoguerra, e di una situazione economica più preoccupanti in Italia, il governo Berlusconi è rimasto sostanzialmente fermo. La manovra di bilancio dello scorso anno è stata molto limitata, una delle manovre più timide tra i paesi avanzati colpiti dalla crisi economica.
Nonostante siamo stati tra i paesi in difficoltà, il governo Berlusconi non ha messo una manovra adeguata per far fronte alla crisi, e questo spiega perché va male l'occupazione, aumentano i disoccupati e c'è un insicurezza crescente tra i lavoratori e i giovani, che sono tra le categorie più colpite perché usufruiscono di minori tutele rispetto alle generazioni più anziane.

Il paradosso italiano è che nonostante la manovra di bilancio fosse molto limitata il debito pubblico italiano è cresciuto di 10 punti percentuali dal 2008 al 2009, questo perché la spesa corrente dello Stato italiano è continuata a crescere. Il governo non è stato virtuoso, non ha rinunciato a fare una manovra di sviluppo per concentrarsi sul risanamento dei conti pubblici.
Non solo la politica fiscale non è stata adeguata alla crisi che sperimentavamo, ma non è stato fatto nulla negli altri campi: non si è parlato di riforme strutturali, non si è fatto alcun intervento che consentisse all'economia italiana che consentisse all'economia italiana di affrontare la situazione post crisi in una situazione migliore.

In queste settimane si sente parlare della necessità di fare riforme, ma il nostro timore è che le riforme che interessino al governo siano quelle che interessano la persona del Capo del governo, cioè le riforme della giustizia e non quella del benessere dei cittadini.
Noi pensiamo che sarebbe stato necessario avere il coraggio di affrontare già nel 2009, nel pieno della crisi, alcune questioni fondamentali. La prima è quella della riforma degli ammortizzatori sociali, era il momento di porre mano ad un sistema che potesse tutelare tutti i lavoratori, a prescindere dall'età, dal settore di impiego e dalla dimensione dell'impresa, per poter affrontare le situazioni di mancanza di lavoro con degli ammortizzatori sociali di carattere universale. Questa era una delle emergenze da affrontare.

Un altra questione importante è quella di ragionare fin da ora sulla necessità di una riduzione della spesa pubblica corrente. Bisognava mettere in cantiere delle riforme che incidessero sulla spesa pubblica corrente e abbassare le tasse, sia sul lavoro che sulle imprese.
Come terzo elemento, che noi pensiamo sia importante, bisogna riaprire una stagione di liberalizzazioni. Tornare ad aprire i settori chiusi alla concorrenza, per permettere ai giovani che vogliono aprire un'attività senza troppi ostacoli. La concorrenza è uno dei meccanismo che può consentire all'Italia di ritornare a crescere.

Se fossimo al governo faremo almeno queste tre cose per consentire al Paese di tornare a crescere. Dubitiamo che il governo Berlusconi abbia intenzione di porre mano a questo tipo di riforme.

IDV - CIVITAVECCHIA

sabato 9 gennaio 2010

LA DIFFERENZA

Nel villaggio globale dove tutto tende all’omologazione, crediamo che le differenze siano ciò che più è necessario preservare e valorizzare per poter attivare un confronto che porti sempre più al miglioramento e all’evoluzione dell’insieme. Quindi si valorizzano perché pacatamente, senza preclusioni ideologiche o di parte, ci si confronti. Ancor di più se si punta su un comune obiettivo. Il “Progetto Civitavecchia”.
Noi dell’IDV – Civitavecchia, entrati in questa amministrazione come Polo Civico, e tutt’ora al suo interno vivi e vegeti, abbiamo fatto di questo Progetto la nostra ideologia, superando tutte quelle che sono arrivate da destra, da sinistra e dal centro, a suo tempo, assieme a tante persone che si sono per questo avvicinate a noi. È difficile da capire? Crediamo che sia la politica più di buon senso che al giorno d’oggi si possa fare, adesso che siamo immersi mani e piedi in una crisi economica i cui effetti giorno per giorno diventano più pesanti per tutti, destra, sinistra e centro.
Dove è la differenza? È con coloro che ancora pensano che l’onestà, la legalità, la passione politica priva di interessi particolari sia tutta esclusivamente da una parte. Per cui: “Noi siamo assolutamente i buoni, gli altri tutti cattivi. Chi è nell’Amministrazione Moscherini non è degno di discutere con noi; è malvagio a prescindere”. Può tutto questo porsi come condizione ad una possibile convergenza?
Tornando al passato c’è proprio da chiedersi se noi Polo Civico – IDV siamo proprio così originali. Ci sono in Italia attualmente centinaia di amministrazioni che hanno adottato questa formula che noi giudichiamo virtuosa. Fra gli anni ’85 – ’90 l’Amministrazione Barbaranelli Sindaco Comunista, amministrava la città con Assessori Social Democratici e l’appoggio esterno della Democrazia Cristiana a quel tempo guidata da Paolo Scoppa. Se non andiamo errando lo stesso Enrico Luciani, virtuosamente fece dei buoni accordi con l’attuale Sindaco Moscherini, a quel tempo Presidente dell’Autorità Portuale, per salvaguardare il lavoro all’interno della Compagnia Portuale: a quel tempo Moscherini era di destra o di sinistra? Il Presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture sotto il Governo Prodi, fece amministrare da Moscherini centinaia di milioni di euro per lo sviluppo del Porto che, sotto gli occhi di tutti, è considerata cosa ben riuscita, se poi è lo stesso Consigliere Comunale Marietta Tidei ad ammetterlo bisogna veramente crederci.
Questo gruppo Polo Civico – Italia dei Valori ha finito di scontrarsi contraddittoriamente fra interessi collettivi ed ideologia. Questo lo lasciamo fare ad altri che se bene a sinistra o a destra, spesso molto coerentemente fanno calare i loro interessi personali all’interno dell’ideologia.
E questa è la differenza.

Giuseppe Fresi e Sara Fresi – Membri del Direttivo Italia dei Valori Civitavecchia