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Civitavecchia, Roma
IL GIORNO 19 APRILE 2010 TUTTI GLI ESPONENTI E GLI ISCRITTI LASCIANO IN MASSA L'ITALIA DEI VALORI DANDO LE DIMISSIONI. IN MASSA SONO RIMASTI ALL'INTERNO DEL POLO CIVICO. PER CONTINUARE A SEGUIRCI VISITATE IL SEGUENTE LINK: http://polocivicocivitavecchia.blogspot.com

lunedì 15 febbraio 2010

UN PUNTO DELL'ECONOMIA: 11. LA PRESENZA DELLA POLITICA.

Autore: Sandro Trento.



Leggendo i giornali scopriamo che prima la Grecia e ora la Spagna stanno entrando nel mirino dei grandi investitori internazionali.
I grandi investitori americani parlano di PIGS, "porci" in inglese ma anche "Portogallo – Italia – Grecia – Spagna". Di fronte a questi eventi, di fronte al rischio di una crisi finanziaria molto rilevante che possa colpire Paesi a noi vicini, la Grecia e la Spagna, abbiamo il paradosso di un Paese che ha bloccato per settimane intere risorse del Parlamento per discutere di questioni che non hanno nulla a che vedere con l'emergenza economica, ma di leggi che interessano al Presidente del Consiglio.
Nella mozione presentata dal Presidente Antonio di Pietro al Congresso nazionale è presente un affermazione che potrebbe sembrare paradossale: “il mercato è lo strumento per sconfiggere Berlusconi”. Qualcuno direbbe che Berlusconi è il difensore del mercato in questo Paese, ma è un equivoco pensare che il centrodestra sia il partito che difende il mercato e la concorrenza. In queste settimane sono usciti dei volumi molto interessanti sul ministro Tremonti, da cui si scopre come il ministro possiede una cultura anti mercato, contro la globalizzazione, contro l'apertura internazionale, contro la Cina, contro la concorrenza, è un nostalgico della proprietà pubblica, affermando che si stava meglio quando c'era l'IRI, ed è un nostalgico delle banche pubbliche (guarda caso fu una banca pubblica, la BNL a guida socialista, la prima banca che finanziò Berlusconi nella costruzione di Milano 2).
Il paradosso italiano è che le forze di centrodestra, che apparentemente dovrebbero richiamarsi ai principi del mercato e della concorrenza, hanno un impostazione culturale di stampo statalista, dove si rivendica maggior intervento pubblico, contrastando la concorrenza e l'apertura dei mercati. A questo si associano altri elementi preoccupanti, come lo scarso rispetto di una democrazia costituzionale. L'idea che l'unica fonte di legittimazione sia il voto popolare, e quindi accusare una serie di organismi intermedi, come la magistratura, la Corte costituzionale e le autorità di vigilanza, di non essere legittimati è un concetto del tutto assente dalla tradizione liberale e democratico liberale occidentale.
Un altro elemento preoccupante riguarda il principio della laicità dello Stato. In questo momento siamo di fatto l'unica forza del Parlamento che fa della laicità dello Stato un cardine fondamentale del proprio programma di governo. E' a rischio la libertà religiosa, qualcuno vorrebbe un Paese diviso tra due, tre fondamentalismi che si scannino l'uno con l'altro, si è impedito di fare ricerca con le cellule staminali, precludendo possibilità di innovazione tecnologica, e si intende impedire alle persone di scegliere la propria sorte nei momenti terminali della propria vita.
Il principio di rispetto delle regole costituzionali, il principio di laicità e il principio di centralità del mercato sono tre elementi che fanno della destra italiana un anomalia nel panorama internazionale, europeo e occidentale.
Affermare che il mercato è lo strumento per sconfiggere Berlusconi significa che in questo momento, in Italia, si devono rivedere una serie di norme e regole di comportamento individuale. Molte delle nozioni tradizionali della sinistra italiana ed europea non sono più utilizzabili per affrontare la crisi in cui versa l'Europa e l'Italia in particolare.
Penso alla questione della proprietà pubblica, che nella storia recente italiana è stata fonte di corruzione e di inefficienza. Pensate alle vicende dell'Enimont, alle vicende dell'Eni, e pensate a quanto è costato e continua a costare all'Italia la liquidazione dell'IRI. Salto sulla sedia quando sento che uno dei leader del principale sindacato italiano invoca la nazionalizzazione di fronte alla crisi dell'Alcoa. Abbiamo già dato, questo tipo di soluzioni non funzionano, non è questa la strada per far fronte alla crisi economica. La proprietà pubblica è fonte di corruzione, di inefficienza, di sperpero di denaro pubblico. La domanda è: come possiamo trovare nuovi acquirenti alle imprese in difficoltà? Il punto da cui partire è: come mai in Italia attiriamo pochi investitori internazionali? Come mai i grandi investitori internazionali non scelgono il nostro Paese per fare degli investimenti? Non credo ci sia un problema di colonizzazione, ne vorremo molti di più, la Germania e la Francia intercettano una quota molto rilevante di investimenti internazionali, e le ragioni per cui questi non investono i loro soldi in Italia sono le stesse per cui il nostro Paese è in crisi: la mancanza di infrastrutture, gli eccessivi dei tempi della giustizia, le inefficienze della burocrazia pubblica, l'eccessivo costo delle materie prime come l'energia, la scarsità di una forza lavoro qualificata, la scarsa qualità della nostra istruzione, e cosi via. Questi fattori fanno si che il nostro Paese, nel confronto con gli altri, venga scartato al momento di decidere dove investire le proprie risorse. Una moderna politica industriale incide su questi fattori, modificando la convenienza relativa di fare impresa in Italia o in un altro Paese.
Un altro punto importante da tenere in considerazione è la spesa pubblica, altra battaglia tradizionale della sinistra europea. Possiamo dire che la spesa pubblica non è la soluzione per affrontare e risolvere i problemi dell'economia italiana. Una delle ragioni è l'elevatissimo debito pubblico e il fatto che molte delle riforme e delle azioni che vi sto elencando non richiedono interventi di spesa pubblica. Questa rivoluzione liberale, che ritengo dovrebbe essere il cuore della nostra azione riformatrice, è rivolta essenzialmente a modificare una serie di regole e di comportamenti, che fanno riferimenti agli individui in tutte le loro accezioni.
Un altro elemento importante è il fatto che siamo un Paese nel quale la presenza della politica è troppo pesante nell'economia e nella società. Siamo un Paese nel quale gli imprenditori, per decidere gli investimenti che devono fare, si recano a Palazzo Chigi e ad intervistare politici prima di prendere una decisione. Pensate alle vicende delle scalate Telecom, pensate alle vicende Unipol e alle vicende Alitalia. Questa commistione tra politica ed economia è una commistione malata, una commistione che va rotta. Una rivoluzione liberale introduce il mercato come strumento di disciplina e di crescita economica, non la politica e Palazzo Chigi. Gli imprenditori, in un Paese normale, decidono i loro investimenti a prescindere da quello che decide Palazzo Chigi.
Questo “eccesso di politica” fa riferimento anche a un nodo fondamentale nel funzionamento di un economia di mercato: l'informazione. Siamo uno dei pochi Paesi nei quali gran parte dell'informazione non sono indipendenti. Non parlo solo della televisione, ma anche della stampa, e lo viviamo sulla nostra pelle: come partito pubblichiamo programmi, facciamo interventi, stiliamo documenti, che vengono sistematicamente ignorati dalla stampa nazionale. Perché? Perché anche in questo caso c'è una commistione tra blocchi di potere e proprietà dei mezzi pubblici. Sarebbe necessaria una legge di separazione tra editoria, politica e potere economico.
Essere liberali non vuol dire voler smantellare lo Stato. In questo momento lo Stato italiano è troppo debole di fronte alle lobby economiche e troppo debole di fronte agli interessi privati. Siamo liberali e vogliamo uno Stato forte, che sia in grado di fare le funzioni che gli competono.

IDV - CIVITAVECCHIA

mercoledì 10 febbraio 2010

IN MEMORIA DEI MARTIRI DELLE FOIBE

Sorprende come il concetto di “popolo” abbia sovrastato quello di “umanità” e “tolleranza”, ma ancora più triste è vedere come nel corso della vita alcuni episodi come razzismo e intolleranza si ripetano. L’idea di “popolo” che avevano concepito ci porta alla seguente domanda: è realmente migliore il prototipo di un popolo avente un’ideologia politica integralista?

Correva l’anno 1945, la Seconda Guerra Mondiale era giunta quasi al termine e gli occhi delle potenze mondiali coinvolte erano puntati sulla Germania, ma in un’altra parte d’Europa vi era in corso un eccidio: migliaia di persone furono torturate e uccise a Trieste e nell’Istria dai partigiani comunisti jugoslavi di Tito. Le vittime erano prevalentemente italiani, sloveni e croati che si opponevano al regime comunista. Quale fu il motivo di tutto questo odio? Negli anni ’30 si era formato un movimento nazionalista croato che prese il nome di Ustascia; questi collaborarono con le truppe tedesche di occupazione perseguitando in particolar modo i partigiani di Tito e compiendo una vera e propria pulizia etnica nei confronti dei Serbi. A queste milizie jugoslave si affiancarono anche i fascisti italiani. Finita la Guerra e sconfitte le truppe tedesche la vendetta delle truppe comuniste jugoslave fu terribile e sommaria. Le vittime furono ridotte alla stregua degli schiavi: dovettero sottostare ad atroci sevizie, vennero spogliati dei loro vestiti e della loro dignità e, per ultimo, furono legati l’uno all’altro con del fil di ferro. Gli aguzzini si divertivano a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri in una cavità nella roccia ed era lì che attendeva loro la morte.
In tale contesto è doveroso citare la “Foiba di Basovizza” originariamente si trattava di un pozzo minerario che, nel maggio del 1945, divenne luogo di esecuzioni sommarie per prigionieri, militari e civili inizialmente destinati ai campi d’internamento allestiti in Slovenia e successivamente giustiziati a Basovizza. I martiri delle foibe di Basovizza furono prelevati nelle case di Trieste nei quaranta giorni di occupazione jugoslava della città, questi vennero legati e sospinti a gruppi verso l’orlo dell’abisso. Una scarica di mitra faceva precipitare tutti nel baratro. Coloro che sopravvivevano al volo di duecento metri agonizzavano tra gli spasmi delle ferite e delle lacerazioni causate dagli spuntoni di roccia.
Il sito di Basovizza, nel 1992, fu dichiarato, dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, monumento nazionale in memoria di tutte le vittime degli eccidi dal 1943 fino al 1945. Questa storia è stata per troppo tempo oscurata e dimenticata in Italia e tutte le informazioni e le notizie, fino a pochi anni fa, furono negate e cancellate dai manuali scolastici.


Sara Fresi – Responsabile Donne IDV Civitavecchia

lunedì 8 febbraio 2010

CONGRESSO NAZIONALE ITALIA DEI VALORI: IL MOVIMENTO E' PARTITO

Il giorno 5-6-7 febbraio 2010, a Roma all’hotel Marriott, si è svolto il Congresso Nazionale dell’Italia dei Valori; sono convenuti oltre 3.000 delegati provenienti da tutta Italia, con l’entusiasmo di chi in questi anni ha lavorato per portare il Movimento ad essere un grande Partito italiano. Tra i presenti vi erano anche i dieci delegati della Sez. IDV – Civitavecchia: Alvaro Balloni, Mauro Campidonico, Giuseppe Fresi, Renato Maiorana, Sara Fresi, Andrea Passerini, Simona D’Innocenzo, Giuseppe Magro e Anna Battaglini.
Venerdì 5 febbraio è stata effettuata l’apertura del Congresso dall’On. Ivan Rota, successivamente hanno preso la parola Leoluca Orlando (portavoce nazionale IDV); il Sen. Felice Belisario (capogruppo IDV al Senato); l’On. Massimo Donadi (capogruppo IDV alla Camera); l’Europarlamentare Niccolò Rinaldi (capogruppo IDV al Parlamento Europeo) e l’Europarlamentare Luigi De Magistris.
Sabato 6 febbraio l’On. Antonio Di Pietro ha effettuato un intervento evidenziando la strada che il Movimento dovrà percorrere per essere Partito di Governo e vera Alternativa per una nuova Italia fondata sui Valori della Legalità, della Giustizia Sociale, della Dignità della Persona, della Democrazia, del Lavoro. Ha sottolineato il difficile passaggio fra essere opposizione ad essere amministratori con le tentazioni che la gestione del Potere offre come in questi ultimi tempi si è ampiamente dimostrato. Questa sarà la vera prova a cui il futuro Partito sarà sottoposto: si tratta di una vera assunzione di responsabilità richiestaci dagli elettori che nelle ultime tornate elettorali hanno fatto crescere il nostro Movimento. Un’immediata assunzione di responsabilità è stata demandata ai Delegati del Congresso per decidere sulla nomina del Candidato a Presidente della Regione Campania proposto dalla coalizione: l’attuale Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca indagato dalla Magistratura, invitando lo stesso ad esporre all’assemblea le sue ragioni.
Successivamente sono state presentate alcune mozioni regionali, ma la stragrande maggioranza degli intervenuti ha appoggiato la mozione dell’On. Antonio Di Pietro.
Verso le 15,30 il Sindaco De Luca ha fatto il suo intervento chiarendo e giustificando le ragioni che hanno costretto lo stesso ad intraprendere azioni atte a salvaguardare duecento posti di lavoro, ma che al contempo lo hanno esposto alle indagini attualmente in corso. Ha evidenziato in particolar modo la solitudine in cui spesso gli amministratori sono costretti ad operare compiendo scelte difficili. La riprova della sua buona fede è stato l’impegno a dimettersi, da incarichi politici e amministrativi, qualora la Magistratura accertasse le sue colpe ed a collaborare per andare fino in fondo alle indagini.
Nel tardo pomeriggio, in un’altra sala dell’hotel, sono state effettuate le votazioni per l’elezione del Coordinatore Nazionale del Dipartimento Giovani IDV.
Domenica 7 febbraio sono stati ripresi i lavori con gli interventi di alcuni delegati che hanno espresso grande apprezzamento per l’organizzazione del Congresso ed hanno evidenziato alcuni problemi legati al Lavoro. Successivamente Guy Verhofstadt leader ADLE (Alleanza dei Democratici e Liberali per l’Europa) ha effettuato un intervento affermando che l’Italia dei Valori è realmente un’alternativa per una nuova Italia: rappresenta la modernità e la democrazia liberale in grado di scardinare la demagogia, i nuovi poteri mediatici, i cartelli oligarchici, gli attentati alla giustizia ristabilendo la libertà, la legalità, il benessere e il buongoverno.
Verso le ore 11,30 è stato votato il Presidente e, come anche noi della Sez. IDV – Civitavecchia abbiamo proposto al Segretario Regionale del Lazio Sen. Stefano Pedica, è stata effettuata l’elezione per acclamazione ad ulteriore prova della coesione interna del nostro Movimento e della profonda fiducia che tutti ripongono in Antonio Di Pietro. Il neo rieletto Presidente Antonio Di Pietro è nuovamente intervenuto ringraziando coloro che, alla base, hanno portato avanti le iniziative politiche; si è congratulato con Rudi Russo, il neo eletto Coordinatore Nazionale del Dipartimento Giovani IDV, lanciando a lui e a tutti i giovani l’incoraggiamento all’uso della Rete per contrastare la disinformazione e adottare tale mezzo di comunicazione per diffondere le nostre iniziative politiche utili per pilotare la nave in porto: da Movimento a Partito.


Il Consiglio Direttivo Italia dei Valori Civitavecchia