È proprio vero che nei partiti che si rivelano incapaci di elaborare una chiara e convincente linea politica emerge con ormai preoccupante frequenza l'improntitudine più sfrenata. Altrimenti non si spiegherebbe come i PD di casa nostra, convinti di mantenere comunque inalterata la loro presa sull'elettorato assumano prima atteggiamenti da gradassi per piangere poi sul latte versato delle loro contraddizioni e ridursi, infine, a rivolgersi nientemeno che al nostro Presidente Antonio Di Pietro. Reclamando il rispetto a livello cittadino di una "coerenza" da essi mai posseduta, e gabellando per anomala una posizione, la nostra, che assunta viceversa da più di due anni è sempre rimasta immutata nella sua piena autonomia e si mantiene estremamente coerente, nata com'è da un'intesa programmatica tra partiti di diversa matrice e diretta ad ottenere obiettivi di concreto sviluppo per la città. Il richiamo giunge proprio da un fronte che, ci dispiace confermarlo, non sa cosa sia la coerenza, visto che da anni non promuove iniziative volte all'attuazione del principio da esso conclamato. E, in ciò consiste l'assurdo, il monito si rivolge proprio ai componenti di una formazione politica che della coerenza hanno fatto un autentico metodo di attività politica.
Perché, è appena il caso di ricordarlo, per noi essere coerenti comporta anche amministrare la cosa pubblica nell'interesse della gente e non nel proprio, non arricchirsi con la politica, tenere fede agli impegni presi con gli elettori, privilegiare gli interessi dei cittadini rispetto a quelli della parte politica o della coalizione di appartenenza, comportarsi con tutti allo stesso modo e non usare quindi due pesi e due misure.
E ci vediamo costretti a rammentare che fu appunto per l'inosservanza dei detti principi che ci determinammo ad uscire dagli allora DS, i quali per questo ci avversarono e ci derisero. Pensavano di averci distrutti, mentre increduli assistevano impotenti alla nostra riorganizzazione e ora stanno sperimentando l'entità dei consensi accordatici dai cittadini tanto più apprezzabile se confrontata col continuo calo di consensi che li riguarda. E così, come ultima ratio, si rivolgono al nostro Presidente sperando in un intervento dall'alto.
Sperano forse di indurci ad abbandonare una maggioranza nella quale, pur tra difficoltà, sacrifici e qualche insofferenza per la bontà del nostro comportamento, stiamo facendo a testa alta il nostro dovere, mantenendo con lealtà e trasparenza il nostro rapporto con i cittadini, che fra qualche mese, quando si darà il via ai lavori progettati ed appaltati o in procinto di esserlo, potranno finalmente intravedere un futuro più roseo per la nostra città e valutare l'inconsistenza delle ripetute e strumentali critiche delle opposizioni. Sperano di indurci a condividere un percorso con un partito che ci ha costretti ad andarcene, rimasto fermo all'assetto di sempre, sordo ad ogni e qualsiasi istanza di rinnovamento (vedasi il recente appello - rimasto inascoltato - lanciato da circa sessanta iscritti e simpatizzanti), sempre più perdente, impegnato unicamente ad attaccarci ed a fare incetta di posti di potere, che viene meno a qualsiasi accordo precedente, come la vicenda dell'Associazione Agraria insegna. Che agita strumentalmente la questione degli avvisi di garanzia che notoriamente ha toccato, negli anni passati, amministratori dell'attuale partito. Qualora gli argomenti qui esposti per confermare la nostra posizione non bastassero, daremo noi le spiegazioni del caso al nostro Presidente, e chissà, forse ne vedremo delle belle. IDV - CIVITAVECCHIA.