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Civitavecchia, Roma
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domenica 15 novembre 2009

IL CASO EUTELIA AGILE IN PARLAMENTO



La domanda

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro, prima di parlare del caso Mahle e del caso che chiamerei Omega, più che Eutelia e Agile, vorrei partire da una domanda che la prego di rivolgere al Presidente del Consiglio. Egli ha dedicato tutto questo tempo a due prese di posizione: fino a ieri ha detto che non c'era crisi, oggi afferma che la crisi è già risolta. Vorremmo sapere quando e se c'è stata la crisi, secondo il Presidente del Consiglio.
Lo chiedo perché alle dichiarazioni di Berlusconi si frappone una realtà del tutto diversa, una realtà che oggi portiamo all'attenzione del Governo, con riferimento a due casi emblematici di insufficiente azione politica di Governo rispetto a come affrontare la crisi o come affrontare coloro che approfittano della crisi per farsi gli affari loro.
Certo, oggi dobbiamo parlare del caso Mahle e del caso Agile, ex Eutelia. Vorrei ricordare che stiamo parlando di una situazione in cui, su duemila dipendenti, 1.192 sono stati avviati in procedura di licenziamento. Tale è la questione Agile, ex Eutelia, che vorrei ricordare non con parole mie, ma con le parole che una signora del call center di una delle tante ditte controllate, la signora Letizia, mi ha pregato di rivolgere al Presidente del Consiglio. La signora dice: Faccio parte di un gruppo, Phonemedia, con 6.500 dipendenti in tutti Italia. All'improvviso qualcuno ci ha comunicato che siamo passati sotto il controllo di Omega e, dalla sera alla mattina, abbiamo appreso che sono state comprate altre società, per un totale di circa quindicimila dipendenti.
Tutte queste persone stanno andando a casa, tutti si trovano dalla sera alla mattina a dover prendere atto che, a monte delle varie società controllate, è esplosa un'azienda killer, la Omega Spa. L'abbiamo definita killer perché, in realtà, a questa azienda fanno capo due persone molto ben conosciute dagli uffici giudiziari. La prima è il dottor Claudio Marcello Massa, 62 anni, ligure, amministratore unico delle società Agile, Omega e Libeccio. Massa è stato coinvolto in altre vicende simili a quelle di Agile e Omega, di cui ha dato ampio conto alla stampa: nel 2001 quella per il crack della cartiera Arbatax e nel 2008 quella dello scandalo del parco marino Sea Park, in cui centinaia di lavoratori ex Ideal Standard hanno perso improvvisamente il posto. È stato anche amministratore unico di sei società, tutte dichiarate fallite, e ne ha liquidate dieci.
Il 18 settembre 2009, dopo aver acquistato la società, annuncia 1.300 esuberi, perché i lavoratori sono improduttivi.
Quando il Governo ha rapporti con queste persone non gli viene il dubbio che ha a che fare con persone che strumentalmente usano il nome di imprenditore ma, in realtà, sono dei malfattori? Perché poi nella dirigenza del gruppo Omega vi è anche un tale Sebastiano Liori, amministratore unico di quattro società, tutte quattro in fallimento. Anche egli è stato coinvolto nel crack Arbatax. Insieme a loro lavora un tale Giancarlo Tammi, consigliere di Omega, amministratore delegato di Omega Net e di altre due società nonché consigliere di UVT, ovviamente fallita.
Vorremmo anche sapere se vi siete accorti che nei giorni scorsi il deus (diciamo così) di questa congrega, un signore strano strano, Samuele Landi, con un coltello in bocca, con il berretto da marines e con 15 vigilantes ha fatto irruzione in una fabbrica del gruppo Agile e ha letteralmente malmenato gli occupanti, cercando di far sgombrare lo stabilimento. Abbiamo a che fare, cioè, con persone che nulla hanno a che fare con l'imprenditoria ma molto spesso hanno a che fare con la criminalità economica, che è pur sempre criminalità.
Ho voluto fare questa premessa perché, a differenza di quanto pensa il Presidente del Consiglio, credo che la crisi economica ci sia, ma che molti ci marciano sopra. Vorremmo ricordare, che a differenza di quanto ritiene il Presidente del Consiglio, la situazione è molto grave. Infatti, sono stati spesi 716 milioni di euro per la cassa integrazione guadagni dall'inizio dell'anno fino ad ottobre, con un importo che è più che quadruplicato rispetto al 2008. Il dato di crescita della cassa integrazione guadagni, rispetto all'anno precedente, è del 322 per cento, addirittura del 419 per cento per la sola cassa integrazione guadagni ordinaria. Infine, le domande di disoccupazione, nell'anno in corso, superano il milione per la prima volta in Italia. C'è un milione di persone senza lavoro!
Innumerevoli sono le aziende in crisi e innumerevoli sono i licenziamenti che da mesi e mesi attanagliano migliaia di lavoratori. Vi sono, poi, migliaia di lavoratori che si trovano in una situazione precaria e disperata, migliaia di famiglie che si ritrovano, in brevissimo tempo, senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e, soprattutto, senza un valido motivo cui attribuire il nuovo stato di disoccupazione. A volte dipende dalla crisi ma a volte, come avete visto, dipende da atti criminali che si svolgono alle loro spalle. A volte, addirittura, per incredibili scelte aziendali come nel caso della Mahle. La Mahle non è un'azienda che sta male. La Mahle sta bene (scusate il gioco di parole). È una multinazionale che ha cinque stabilimenti in Italia. Sono andato a visitare alcuni di questi stabilimenti. Quello di Volvera produce valvole e ne fabbrica di ottime. Aveva delle commesse ottime. È stato fatto solo il gioco delle scatole cinesi e del comprare e vendere. Infatti, dovete tenere presente che la Mahle è una società che produce valvole per il gruppo FIAT che, a sua volta, riceve soldi dallo Stato per poter fare investimenti e per mandare avanti le proprie aziende. Questa società, semplicemente perché ad un certo punto viene acquistata da un tedesco, tratta gli operai come se fossero scarpe da magazzino. Decide di trasferire la produzione in un'altra realtà, pur avendo lo stabilimento, pur essendo in attivo, pur avendo commesse a non finire e pur avendo una produzione funzionante. Semplicemente, decide di andare in Polonia perché sta meglio lì e, come se gli operai fossero merce da magazzino, si mette in liquidazione la società che, come ho già detto, intanto ha potuto funzionare con la FIAT in quanto, tutti insieme nel gruppo hanno preso anche i nostri soldi, quelli dei cittadini italiani.
Cosa intendo chiedere? Intendo chiedere al Governo cosa intenda fare con riferimento a realtà in cui si interviene per finanziarle, agevolarle, introducendo incentivi per la rottamazione e quant'altro. Rispetto a tutto questo, fino a quando possiamo permettere solo la logica del profitto, dell'aprire e del chiudere attività imprenditoriali e lo Stato si fa carico di venire incontro e poi, per ragioni di protagonismo imprenditoriale, semplicemente cessano l'attività, trattando le persone come se fossero delle cose?
Non è la prima multinazionale che abbandona Torino, anche la Dormer di Givoletto lo ha fatto nel 2009, a dimostrazione di come in realtà manchi una politica governativa di tutela, a nostro avviso, e chiediamo invece in questo senso cosa voglia fare il Governo in termini di tutela del posto di lavoro e non soltanto dell'aspetto finanziario e aziendale.
Infatti, a noi che l'azienda FIAT compri una grande casa alla Chrysler in America ci interessa poco se poi il lavoro viene svolto in America ed in Italia, anzi, i posti di lavoro diminuiscono perché la filiera di produzione si trasferisce in America. Non mi pare che facciamo i grandi interessi italiani.
Così avviene anche nel caso di Eutelia. In merito le devo dire una cosa, signor Ministro: io personalmente (e che per farlo io non è cosa da poco) ho telefonato e ho avuto rapporti diretti con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta - che devo ringraziare e ringrazio pubblicamente in questa sede per essersi messo a disposizione di un'opposizione che, insomma, non gliela manda a dire a questo Governo - per chiedere formalmente la costituzione di un tavolo per la vicenda Eutelia-Agile.
Qui non possiamo farci prendere in giro da un gruppo di persone che alla fine non sappiamo nemmeno più chi sono, perché tra una cessione d'azienda e l'altra, tra un trasferimento d'azienda e l'altro, cambiando 3 mila nomi, adesso vi è solo una cosa certa: che da luglio tutto va a finire a due fondi immobiliari inglesi, ossia Anglo Corporate Management e Rest Form Ltd.
Chi sono? Ho parlato con il sottosegretario Letta ed egli mi ha detto che ho ragione, ma che neanche loro riescono a capire chi sono. Ma allora mandiamo i carabinieri, perché il problema non è più soltanto di persone che stanno andando incontro alla disoccupazione. Sono spariti e non si sa più che fine abbiano fatto i TFR di anni e anni di lavoro; stiamo parlando di milioni e milioni di euro che gli operai hanno già pagato.
Quando facevo il pubblico ministero mi ricordo di tanti pseudo-imprenditori che compravano aziende in crisi (facevano di mestiere proprio questo), compravano attività e passività; le attività se le mangiavano e andavano a finire in un trust all'inglese, mentre le passività rimanevano tutte lì, sulle spalle dei lavoratori, sulle spalle del Governo e sulle spalle dell'erario pubblico.
Allora, la domanda che facciamo è molto chiara ed interviene su due fronti: il primo, in particolare fa riferimento specifico a queste vicende Eutelia-Agile. Chiediamo formalmente che il Governo domani mattina convochi le parti sociali e per la prima volta riceva i lavoratori di Agile ed i lavoratori di ex Eutelia. Li riceva (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Per la prima volta prenda queste persone e le assicuri alla giustizia se non si presentano perché si dovevano presentare lunedì. Non si sono presentati, hanno assicurato - non solo a me, ma al Governo stesso - che entro lunedì avrebbero pagato gli stipendi e invece gli stipendi non li pagano ancora.
Soprattutto il Governo risponda alla domanda su dove sono i fondi del TFR: li sequestri! Io ho fatto un esposto alla procura della Repubblica per questo, perché ritengo che ci siano gli estremi per la procura della Repubblica di intervenire. Certo, è il Governo che deve intervenire prima, per salvaguardare le maestranze, perché non si deve buttare via il bambino con l'acqua sporca attraverso soltanto un'indagine penale che chiude un'azienda che invece può produrre bene.
Vorrei ricordare a me stesso e a tutti che stiamo parlando di aziende di altissima professionalità, di aziende che producono software, che producono in ingegneria, di persone che hanno una tale professionalità, un tale avviamento e un tale know-how che a perderli non ci rimettono soltanto quei 10 mila lavoratori che adesso sono andati a finire sotto il cappello di Omega e che invece provengono da Bull, da Olivetti, da Phonemedia, ma è tutta l'economia italiana che ne risente. Infatti, come le ricostruisci 15 mila professionalità, 15 mila persone che sanno lavorare e sanno fare di tutto e di più?
Io mi ricordo - concludo, signor Presidente - quando ero magistrato si avviava l'informatica nei Ministeri, parlavamo con i tecnici di Bull, di Olivetti. Oggi immaginiamo tutti questi che vengono diretti e guidati da persone che di mestiere fanno i «fallimentatori» di società, inventiamoci questo nome! Ecco, mi pare poco. Chiedo al Governo che cosa vuole fare a riguardo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


La risposta

Paolo Romani (Viceministro dello sviluppo economico): Signor Presidente, rispondiamo alle interpellanze congiuntamente in quanto le stesse vertono sostanzialmente sul medesimo argomento.
Il Ministero dello sviluppo economico è a conoscenza e ha seguito con grande attenzione le vicende della società in questione che attualmente sta affrontando un periodo di grave criticità. La società Eutelia è stata costituita nel 1999 e ha come oggetto sociale la fornitura di servizi per lo sviluppo, la realizzazione, la prestazione e la distribuzione di servizi via Internet ed altri mezzi informatici e di telecomunicazione.
Il presidente del consiglio di amministrazione della società Eutelia ha rappresentato le difficoltà produttive e gestionali, con particolare riferimento al settore IT (information technology) nell'ambito di interlocuzioni con il Ministero dello sviluppo Economico.
L'Azienda, dopo aver dichiarato la volontà di dismissione del ramo IT, nonostante l'invito del nostro Ministero a ricercare soluzioni alternative, contestualmente ha dato luogo al passaggio di proprietà del ramo denominato Agile. Peraltro, la citata cessione con la quale veniva previsto il trasferimento dei lavoratori da Eutelia ad Agile, fu valutata positivamente anche dalle organizzazioni sindacali di categoria.
Tale operazione, pertanto, è avvenuta al di fuori delle sedi governative e senza che fosse data alcuna comunicazione alle istituzioni.
Le conseguenze di queste azioni sono evidenti: non sono stati pagati gli stipendi dei lavoratori, le commesse stanno scemando e vi è una notevole tensione sociale in tutto il territorio nazionale, che in alcuni punti è sfociato in fatti gravi.
Il Ministero dello sviluppo economico ha, in più occasioni, esercitato il tentativo di avviare un confronto sulle prospettive industriali, purtroppo con scarsi risultati, sia per il continuo mutamento degli interlocutori imprenditoriali, sia per la tensione generata dal mancato pagamento delle retribuzioni. Il nostro Ministero condivide, pertanto, le preoccupazioni degli onorevoli interpellanti e sta facendo e farà il possibile per sviluppare tutte le iniziative più adeguate, finalizzate a risolvere positivamente la vicenda, pur nella consapevolezza di non avere adeguati mezzi per poter incidere su politiche che rientrano nelle scelte di autonomia aziendale.
Si fa presente, inoltre, che gli uffici competenti del Ministero dello sviluppo economico sono pronti ad attivare con la massima rapidità, ove ne ricorrano i requisiti, la procedura di amministrazione straordinaria. In queste ultime ore, il Governo si sta attivando per riportare il confronto ad un livello accettabile, evitando che le tensioni, oggettivamente generate da comportamenti gravi della direzione aziendale, creino situazioni non più controllabili.
Relativamente, invece, alla situazione dell'azienda Mahle, si comunica che il management ha avviato lo scorso 24 settembre la procedura di mobilità per tutti i dipendenti del sito di Volvera. In tale impianto si producevano valvole per la Aftermarket. La capacità produttiva era di due milioni di pezzi all'anno, ma nell'ultimo anno si è ridotta del 50 per cento.
Il Ministero dello sviluppo economico è a conoscenza degli incontri tenutisi presso l'assessorato al lavoro della regione Piemonte. In tale sede, l'azienda ha confermato la disponibilità a ricorrere a strumenti di ammortizzazione sociale alternativi alla mobilità e a valutare la possibilità di ricollocare i lavoratori presso altre unità produttive del gruppo in Italia. Il Ministero dello sviluppo economico conferma la propria disponibilità a convocare un tavolo qualora le parti lo richiedano.

La replica

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, quando lei ha finito di parlare mi è venuto spontaneo di dire: «Tutto qui? E la Madonna!».
Non so se lei, onorevole Romani, sa bene di cosa stiamo parlando, perché ci ha letto una letterina che non ci azzecca proprio niente con il problema reale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Stiamo parlando di migliaia di posti di lavoro e di migliaia di persone che attendono una risposta dal Governo e dal Presidente del Consiglio! La prima cosa che noi chiediamo in realtà lei ce l'ha detta e gli e ne diamo atto: Noi non sappiamo niente, non c'azzecchiamo niente e non sappiamo fare niente. Allora, questa è una patata bollente che deve gestire la Presidenza del Consiglio, perché voi non avete né la conoscenza, né la competenza, né la capacità (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Non so se vi rendete conto: abbiamo a che fare - lo ripeto per l'ennesima volta - con migliaia di persone, che in anni e anni di lavoro hanno acquisito una capacità incredibile in materia di tecnologia e di informatica. Sono persone che gestiscono il software, l'informatica, della Camera dei deputati, del Ministero dell'interno, dei servizi segreti, della giustizia, di tutte le istituzioni italiane, che, tra passacarte e trasferimenti di aziende, stiamo dando tutto questo in mano a dei delinquenti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), che di mestiere, come già altre volte è stato dimostrato, fanno una sola cosa: comprano delle società in difficoltà, si fregano il TFR dei lavoratori, si fregano la proprietà immobiliare, si fregano i soldi, se li portano all'estero e poi lasciano con un cerino in mano - non è un cerino questo - i lavoratori italiani!
Non è possibile una cosa del genere, non è possibile che il Governo stia lì a guardare. Come ha detto lei, sottosegretario, se i lavoratori della Mahle lo chiedono, facciamo un tavolo. Ma come lo chiedono? Stanno lì in mezzo all'acqua a fare sciopero, sono lì disperati. Che devono fare? Come lo devono chiedere? In ginocchio? Ci sono lavoratori che chiedono aiuto a questo Governo.
Allora, gliene dico un'altra: mentre voi non sapete cosa fare, il Parlamento - lo diciamo all'opinione pubblica che ci ascolta - nelle prossime settimane è impegnato nella prescrizione per i reati di Berlusconi. Il Parlamento non può occuparsi di fare leggi e provvedimenti in materia finanziaria, imprenditoriale e di rilancio dell'attività produttiva. Siamo impegnati, dobbiamo occuparci della prescrizione e dei procedimenti di Berlusconi! Allora, sappia che, mentre voi state bruciando Roma, Sagunto viene espugnata. Sappia che non vi è solo l'Agile, ex Eutelia, non solo la Mahle, ma anche: la FIAT di Termini Imerese, dove 2 mila lavoratori se ne stanno andando a casa; la FIAT di Pomigliano, che occupa almeno 8 mila lavoratori; la Dalmine di Livorno e di Bergamo, che vuole ridurre gli organici di 1.300 lavoratori; i cantieri navali di Castellammare di Stabia e di Palermo, dove sono 4 mila i lavoratori che vanno a casa; il settore chimico di Porto Marghera e di Porto Torres in Sardegna, con altre migliaia di lavoratori; la Bacchi-Iveco di Brescia, che intende chiudere produzioni tuttora competitive; la Merloni di Fabriano, con importanti insediamenti anche in altre regioni, che occupano attualmente 3 mila e indirettamente 5 mila dipendenti, e li vuole chiudere; i quattrocento lavoratori della Manuli di Ascoli Piceno, e così via. Abbiamo a che fare con centinaia di migliaia di lavoratori che non arrivano a fine mese!
Vogliamo sapere da voi qual è il piano lavoro, il piano impresa, che cosa intende fare il Governo in materia di economia. Una delle cose di cui più accusano noi dell'Italia dei Valori è che ci occupiamo troppo di giustizia. Ebbene, lo dico al Presidente Berlusconi: non vorrei più parlare di giustizia. Non vorrei parlarne più, vorrei parlare un po' di lavoro, di occupazione, di sviluppo economico (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Non è possibile che ci dobbiamo occupare sempre di giustizia, perché voi solo questi provvedimenti portate in Parlamento. Ma se risolveste i problemi della giustizia saremmo pure contenti. Addirittura, l'unica cosa che cominciava a funzionare in materia giudiziaria era l'informatica della Bull e della Olivetti, quella degli operai della ex Eutelia, e adesso li mandiamo a casa! Così fate i processi più brevi, togliendo l'informatizzazione ai tribunali? Ma come funziona questa cosa? Viene da piangere, è ridicolo, se non fosse drammatico.
Vi rendete conto che non è tanto il lavoratore in sé, ma si perdono commesse. Se stiamo fermi, aspettando che intervenga la mano di Dio, intanto le commesse sono vinte da altri. Chissà dove vanno a finire e si deve ricominciare tutto daccapo. Non solo: si perdono professionalità. Intendo dire che, ad esempio, il lavoro di mio padre lo poteva fare qualche altra persona, perché zappava la terra, ma questi lavoratori hanno una professionalità e devono essere competitivi in ogni momento.
Il software si aggiorna di giorno in giorno, e dopo tre mesi è già vecchio!
Sottolineo il rapporto fiduciario che ci dev'essere tra chi fa questo lavoro e la pubblica amministrazione: ma voi immaginate, dare in appalto la gestione informatica dei servizi segreti del Ministero dell'interno ad aziende che vengono comprate non si sa da chi? Anzi, si sa: con dei casellari giudiziari e dei procedimenti penali a carico che Dio ce la manda! Ma come si fa ad aspettare che ci chiamino? Ma come aspettare che ci chiamino?
Ecco perché dico che c'è da porre un problema enorme di compatibilità di questo Governo con la crisi economica italiana: la crisi economica c'è a livello mondiale, ma che cosa fa questo Governo?
Mi faccia allora un favore, signor Ministro, dica al Presidente del Consiglio, appena si fa vedere qualche volta, glielo dica, tra un ritorno dalla dacia e l'altro: abbiamo bisogno di concentrare le poche risorse disponibili non sul ponte sullo Stretto di Messina, non per fare l'autostrada in Libia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), non per sistemare un po' di lobby finanziarie; abbiamo bisogno che quei soldi, in un piano vero di rilancio del Paese, un piano economico, fiscale e finanziario, servano innanzitutto per raddoppiare la cassa integrazione da 52 a 104 settimane, perché fra poco anche quelli in cassa integrazione dovranno andare a casa, perché non hanno più niente! Per alleggerire il carico IRPEF sui redditi bassi e medi, perché non c'è niente da fare: se non togliamo almeno l'imposta sulle tredicesime, come pensate che si rilancino i consumi?
Per allentare il Patto di stabilità sulla spesa delle province e dei comuni, quelli che almeno sono in regola! Per pensare alle piccole imprese e all'artigianato, che almeno pagano l'IVA, quando riscuotono la fattura! Questa si chiama estorsione statale, prendersi l'IVA senza prendere la fattura! Che almeno per le piccole e medie imprese vi sia la deduzione del costo dei lavori dall'imponibile IRAP! Che almeno i lavori a tempo indeterminato siano più convenienti per l'impresa, perché si pagano meno tasse e quindi l'imprenditore è in qualche modo portato al lavoro a tempo indeterminato invece che al lavoro precario!
Insomma, c'è bisogno di intervenire per fare in modo che l'impresa sana, l'impresa pulita possa essere competitiva e possa svolgere il proprio lavoro, e che il lavoratore si possa sentire protetto, tutelato da questo Stato: che non è una merce di magazzino «usa e getta», come vogliono fare quelli della Mahle. Che c'è bisogno in definitiva - e concludo, signor Presidente - di un Governo che metta al primo posto coloro che vogliono portare avanti questo Paese, non gli speculatori, non gli evasori fiscali, non quelli beneficiati da questa nuova invenzione, che chiamano processo breve ed è invece prescrizione assicurata, per cui l'Italia va in mano ai malfattori; ma capisco che così facendo dovremmo cominciare da qui dentro, dal Governo, a toglierne tanti e mandarli a casa (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).

LINK DI RIFERIMENTO: http://www.antoniodipietro.com/2009/11/caso_eutelia.html

IDV - CIVITAVECCHIA

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